14 Settembre 2012

Monsignor Khairallah: il fiore della fraternità tra cristiani e musulmani in Libano

Tempo di lettura: < 1 minute

Il Papa inizierà il suo viaggio apostolico in Libano il giorno in cui la Chiesa festeggia l’esaltazione della Santa Croce. Questo giorno, spiega monsignor Mounir Khairallah, vescovo maronita di Batroun (Libano), in un’intervista all’Avvenire dell’11 settembre, «è l’anniversario dell’assassinio dei miei genitori nel lontano 1958. Mia zia suora, che aveva preso in custodia me e i miei piccoli fratelli, ci esortava a pregare non tanto per i nostri genitori, accolti dal Padre nel suo Regno, bensì per il loro assassino. Quando ho raccontato questa mia esperienza davanti ai profughi sciiti accolti nella mia diocesi molti hanno capito il valore del perdono cristiano (…)». I profughi erano in fuga dalle bombe: era il 2006, e infuriava «la guerra tra Israele e Hezbollah. Abbiamo accolto per un mese decine di famiglie di Touline, nel Sud. Da questa accoglienza gratuita è nata una solida amicizia tra le nostre comunità. Quando mi sono recato con i miei fedeli a trovarli, siamo stati festosamente accolti dagli “scout musulmani” che portavano in mano una croce. Molte famiglie sciite mi hanno addirittura chiesto di benedire le loro case ricostruite dopo i bombardamenti».