13 Novembre 2014

La guerra ucraina e i terroristi islamici

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«La “vedova bianca” Samantha Lewthwaite, 31 anni, la ragazza inglese convertita all’Islam divenuta jihadista, vedova di uno degli attentatori di Londra del 2005 e al momento la donna più ricercata al mondo per aver organizzato stragi in Kenya, è stata uccisa in Ucraina, dove combatteva contro i ribelli filorussi come cecchino». Lo riferisce l’Ansa del 13 novembre riprendendo una notizia lanciata dall’agenzia di stampa russa Regnum e diffusa dai principali media inglesi. Russia Today accenna alla vicenda in maniera più ampia, spiegando che la donna sarebbe stata uccisa a «Debáltsevo, punto di connessione tra la Repubblica di Lugansk e quella di Donetsk», e avrebbe prestato i suoi servigi di cecchino inquadrata nel famigerato battaglione ucraino Aidar, noto anche a Amnesty international per le nefandezze compiute in questa guerra.

La donna sarebbe stata uccisa due settimane fa. Ovviamente Kiev nega, mentre il governo britannico sembra stia svolgendo delle verifiche, anche se alcuni inquilini di Whitehall interpellati dal Daily mail hanno risposto che «per ora non è possibile» accertare la veridicità della notizia. In effetti si tratta di una zona di guerra dove la confusione regna sovrana; inoltre la notizia è talmente imbarazzante per il governo ucraino, e per la Nato che lo sostiene, che eventuali indagini potrebbero risultare difficoltose. Alcuni analisti britannici interpellati dal Daily Mail sostengono comunque che «non è possibile escludere che la donna si sia unita a gruppi jihadisti che combattono contro i filorussi» (una sintesi dell’inchiesta del Daily Mail è stata riportata da Askanews).

Val la pena accennare a un altro aspetto, in sé secondario, della notizia: secondo l’Ansa, ma anche secondo altri media, italiani e non, l’agenzia Regnum avrebbe scritto che la donna sarebbe stata uccisa da un «cecchino russo».  In realtà l’agenzia Regnum parla di un «cecchino volontario», non di un cecchino russo; e Russia Today di «un membro delle unità di autodifesa dell’Est Ucraina». È un particolare che, nel suo piccolo, ha una sua importanza, soprattutto in giorni in cui tanti media tornano a denunciare la presenza di russi a fianco dei ribelli del Donbass. Questa guerra si combatte anche a livello mediatico e ciò non aiuta la qualità dell’informazione.

Un’altra considerazione: se autorevoli analisti britannici ritengono che non è possibile escludere la presenza della donna tra le schiere degli jihadisti che combattono contro i filorussi, e con Kiev, vuol dire che sanno con sicurezza che gli jihadisti in Ucraina ci sono. E la loro presenza pone tante altre domande. La Nato combatte gli jihadsiti in Iraq e in Siria (e altrove) e collabora con questi in Ucraina (come collabora con il governo di Kiev)? Questa collaborazione prevede anche che a questi tagliagole siano date quelle armi che la Nato sta fornendo al governo ucraino? E magari anche finanziamenti per arruolare per la giusta causa ucraina altri jihadisti in giro per il mondo, finanziamenti che quindi entrano nel circuito criminale del terrorismo internazionale? Sono solo alcune domande suscitate dalla notizia, altre, magari più intelligenti, le lasciamo ai lettori.

La politica, anche quella internazionale, ha le sue ipocrisie e le sue ambiguità, ma nel caso specifico si tratta quantomeno di nefaste convergenze parallele. In ogni caso, e al di là delle inquietanti convergenze suddette, di certo la rivelazione non aiuta l’immagine del governo di Kiev, che si accredita come faro di libertà contro le tenebre russe. Tra neonazisti e terroristi islamici questa campagna per la reconquista del Donbass assume contorni sempre più sinistri.