27 Ottobre 2014

Perché Israele non combatte l'Isis

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natanyahu

Netanyahu cerca di spiegare all’Onu la sua contrarietà al negoziato Washington-Teheran sul nucleare iraniano

Perché Israele non partecipa alla campagna contro l’Isis? È la domanda posta da un lettore il 27 ottobre a Sergio Romano sulla rubrica delle lettere che tiene sul Corriere della Sera. Romano risponde spiegando che già accadde nella guerra contro Saddam, dove gli Usa dissuasero Tel Aviv per non suscitare reazioni tra gli arabi filo-occidentali. Ma oggi c’è di più, ha precisato: «Benjamin Netanyahu non ha alcuna intenzione di combattere contro l’Isis in una guerra tra sunniti e sciiti che sta valorizzando il ruolo dell’Iran nella regione. In un’ottica strettamente israeliana, la sconfitta dello Stato islamico sarebbe una vittoria dell’Iran e dei suoi alleati sciiti, dalla Siria al Golfo Persico. È questa la ragione per cui Netanyahu non smette di sostenere che “il vero problema non è l’Isis, ma l’Iran”».

Nota a margine. Era difficile immaginare che Tel Aviv cambiasse da un giorno all’altro la sua linea anti-iraniana, peraltro ricambiata dalle parti di Teheran. Ma anche questa ostilità israeliana alla campagna anti-Isis guidata dagli Usa, che fa il paio con quella turca, dovrebbero far riflettere gli Usa sul fatto che il Califfo di Bagdad difficilmente sarà piegato da una campagna militare. Forse sarebbe utile battere, almeno in parallelo, strade che risultino più inclusive; anzitutto quella dell’Onu, ad oggi ignorata.