23 Ottobre 2014

Il Papa e le divisioni, nelle comunità e nella Chiesa

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25247-papa-francescoNell’Udienza generale del 22 ottobre, papa Francesco ha centrato la sua riflessione su un brano del libro di Ezechiele nel quale il profeta, su ispirazione divina, prega e ridà vita a una distesa di ossa. «Questa è la Chiesa – ha affermato il Papa – […] il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore».

Ne deriva «una profonda comunione d’amore. In questo senso, è illuminante come Paolo, esortando i mariti ad “amare le mogli come il proprio corpo”, affermi: “Come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo”. Che bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù: siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può più strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e di tutto il suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa. Questo pensiero, però, deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore Gesù e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo stesso corpo».

E però il diavolo suscita invidie e gelosie. Cose che fanno male perché generano guerre, la guerra non incomincia nel campo di battaglia: la guerra, «le guerre incominciano nel cuore, con incomprensioni, divisioni, invidie».  E ha aggiunto: «le gelosie crescono e riempiono il cuore. E un cuore geloso è un cuore acido, un cuore che invece del sangue sembra avere l’aceto; è un cuore che non è mai felice, è un cuore che smembra la comunità». Al contrario Francesco ha suggerito di «apprezzare nelle nostre comunità i doni e le qualità degli altri, dei nostri fratelli. E quando mi viene la gelosia – perché viene a tutti, tutti siamo peccatori -, devo dire al Signore: “Grazie, Signore, perché hai dato questo a quella persona”». E di «farsi vicini e partecipare alla sofferenza degli ultimi e dei più bisognosi; esprimere la propria gratitudine a tutti. Il cuore che sa dire grazie è un cuore buono, è un cuore nobile, è un cuore che è contento».

Inoltre, per evitare divisioni, ha messo in guardia dal sentirsi superiori agli altri: «Quanta gente si sente superiore agli altri! Anche noi, tante volte diciamo come quel fariseo della parabola: “Ti ringrazio Signore perché non sono come quello, sono superiore”. Ma questo è brutto, non bisogna mai farlo! E quando stai per farlo, ricordati dei tuoi peccati, di quelli che nessuno conosce, vergognati davanti a Dio e dì: “Ma tu Signore, tu sai chi è superiore, io chiudo la bocca”. E questo fa bene».

Nota a margine. Possibile che parlando in questa Udienza generale il Papa abbia avuto in mente anche il recente dibattito del Sinodo straordinario della famiglia, lacerato da polemiche. Anche per questo abbiamo scelto la foto dell’abbraccio dei due Papi. Vale più di tante parole.