23 Ottobre 2014

Il milite non ignoto e l'attacco al Parlamento canadese

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michael-zehaf-bibeau

Quasi un 11 settembre (e ieri era il 22 ottobre, due volte 11 per gli appassionati della numerologia). Quasi perché grazie a Dio l’attacco al Parlamento canadese di ieri che ha tenuto il mondo in ansia per alcune ore si è concluso con due sole vittime, un militare e il terrorista. La cosa è stata complicata dal fatto che sembrava che altri terroristi stessero seminando il panico ad Ottawa, con sparatorie in altri punti della città. Queste almeno le prime informazioni filtrate dal Canada, che però successivamente sono state smentite accedendo alla tesi del “lupo solitario” (piccolo giallo nel giallo).

L’attacco ha gettato nel panico l’intero Paese (e il mondo): politici barricati in Parlamento, città in stato d’assedio. Scenario cupo, da guerra vera.

I giornali scrivono che l’attacco rappresenta la prima azione condotta su suolo occidentale dalle nuove formazioni jihadiste legate all’Isis. L’attentatore ucciso è uno dei tanti occidentali convertiti all’islam che in questi anni hanno ingrossato le fila del terrorismo internazionale sotto gli occhi compiacenti dei servizi segreti di mezzo mondo. Fenomeno di cui ci siamo già occupati: le cancellerie occidentali hanno guardato con favore questo reclutamento anomalo perché coincideva con il progetto (neocon) di un regime-change in Siria per porre fine al governo di Assad.

Tra l’altro è molto probabile che i soldi che l’Occidente ha stanziato (e sta stanziando) in favore dei ribelli moderati siriani siano serviti anche a costruire queste reti di reclutamento più o meno clandestine in tutto il mondo. Strano destino per fondi stanziati in favore degli amanti della libertà del popolo siriano…

L’attentato sarebbe una reazione alla decisione del Canada di aderire alla coalizione anti-Isis creata da Obama. Alcuni giorni fa aerei canadesi avevano infatti iniziato a sorvolare i cieli iracheni per contrastare i miliziani del terrore.

Inoltre ieri in Parlamento era prevista la consegna di una onorificenza a Malala, la ragazza afghana che era stato oggetto di un attentato da parte di fondamentalisti mentre andava a scuola, da poco insignita del Nobel per la pace. Quadro chiaro, insomma: attacco terroristico di stampo islamista. D’altronde il Califfo del terrore che abita il Medio Oriente minaccia da tempo azioni similari.

E però in questo attacco canadese alcuni particolari suscitano domande che rimbalzano sui media. Il blitz era stato preceduto da un altro attentato: tal Martin Couture-Rouleau, il 20 ottobre, aveva investito due militari canadesi, uno dei quali è morto. L’uomo era stato ucciso subito dopo il fatto: un’auto della polizia aveva speronato la sua auto in fuga e messo fine alla minaccia.

Martin, spiega Alex Van Buren sulla Repubblica di oggi, si era convertito all’islam e aveva convinto altri a farlo. Era di fatto un reclutatore della rete del terrore ed aveva rapporti con i gruppi jihadisti che operano in Medio Oriente. Tra l’altro aveva tentato di unirsi a tali gruppi per andare a combattere in Siria contro Assad usando del collaudato canale turco dal quale finora sono transitati miliziani di tutto il mondo. In questa avventura aveva coinvolto i suoi adepti. Tra questi il suo fido Michael Zehaf-Bibeau, l’attentatore del Parlamento. Un viaggio impedito dalla segnalazione dei servizi segreti che aveva portato al ritiro dei passaporti per ambedue.

Inutile dire che i due erano quindi tenuti d’occhio dalla polizia e dai servizi di informazione, anche per storie di droga ai quali avevano legato i loro nomi (peraltro il rapporto tra jihadismo e traffico di droga è tutto da esplorare, certamente molto più di quello che attualmente fanno le forze antiterrorismo).

Quindi il 20 ottobre viene ucciso il reclutatore, subito dopo aver compiuto, nonostante fosse “attenzionato”, un’azione suicida. Due giorni dopo, il suo compagno di ventura, Michael Joseph-Bibeau (nome da converito Michael Zehaf-Bibeau), attacca il Parlamento. Possibile che dopo l’attentato del 20, che aveva fatto alzare l’allerta attentati nel Paese, nessuno si sia posto il problema di indagare sulla rete jiihdista che ruotava attorno a Couture-Rouleau? A quanto pare è così.

Altro particolare riguarda la dinamica dell’attentato al Parlamento. Le ricostruzioni indicano che Michael Joseph-Bibeau ha attaccato e ucciso una guardia del memoriale militare di Ottawa e rubato la sua automobile, una delle tante autorizzate ad entrare nel perimetro dell’assemblea legislativa canadese. L’uomo si sarebbe fatto largo a fucilate fino all’ingresso dell’istituzione, accennano alcune ricostruzioni. Ma è plausibile che non abbia fatto un grande uso di colpi, dal momento che era armato di un fucile da caccia di difficile ricarica e non di un’arma automatica, particolare che rende un po’ meno credibile tale ricostruzione.

Ma al di là dei particolari secondari: l’azione prosegue, l’uomo arriva davanti al Parlamento più o meno indisturbato, dove viene ucciso da un’ex giubba rossa in maniera alquanto casuale. Un particolare ricorre nelle cronache dei giornali: c’erano settanta telecamere di sorveglianza che vigilavano sull’area circostante il Parlamento: possibile che la sicurezza non sia accorsa in massa in maniera tempestiva? E dire che c’era anche il massimo dell’allerta nel Paese.

Semplici domande null’altro. Che attendono risposte che non verranno. Ad oggi ci limitiamo ad osservare con certa inquietudine come un uomo armato con un fucile da caccia, per di più strettamente “attenzionato” dalle forze di sicurezza, possa prendere in ostaggio un intero Paese.

Ovviamente questo crimine segnerà un’ulteriore stretta della perversa spirale del terrore, e dell’anti-terrore, che avviluppa il mondo.

Nella fotografia è immortalato in posa plastica (e jihadista) il signor Michael Zehaf-Bibeau, Una foto che ha fatto il giro del mondo subito dopo l’attentato al Parlamento. Era sul profilo twitter dello sparatore e presumibilmente era nota ai servizi di informazione che monitorano i media, almeno quelli di utenti a rischio. Altro indizio che non si trattava certo di un milite ignoto.