20 Ottobre 2014

Nucleare iraniano: non chiudere la nuova finestra di opportunità

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Emma Bonino e Mohammed Zarif

L’accordo tra gli Usa e l’Iran sulla questione nucleare non serve solo a Teheran, ma anche all’Occidente, perché rappresenta un «elemento cardine di un processo di stabilizzazione dell’intera regione» infiammata dall’integralismo di stampo jihadista. L’affermazione è di Emma Bonino in un’intervista rilasciata alla Stampa del 20 ottobre. Accennando poi alle differenze tra sciiti e sunniti, questi ultimi oggi alleati con Israele in un’alleanza «fragile ma molto efficace sul Congresso Usa» in funzione anti-iraniana, l’ex ministro degli Esteri italiano ha spiegato che «i sunniti vogliono un Islam politico, gli sciiti in Iran hanno scelto la via delle elezioni, una forma di democrazia islamica. È questo, certo, che terrorizza le monarchie del Golfo».

Ma le incognite sul negoziato nucleare sono tante, come anche le insidie. Così la Bonino ha spiegato che «da molti segnali si capisce che se non si chiude l’accordo sul nucleare quello sarà il punto di non ritorno. Si sente che la pressione dei conservatori sul governo riformista, su Rohani e lo stesso Zarif [rispettivamente presidente e ministro degli Esteri ndr.] è fortissima. Si può ripetere quello che accadde con Kathami [leader moderato iraniano al potere dal 1997 al 2005 ndr.], quella stessa finestra di opportunità si può richiudere. Allora dopo Kathami ci furono otto anni di Ahmadinejad [intransigente oppositore dell’Occidente e di Israele ndr.]. L’Occidente non può permettersi che la storia si ripeta.  Anzitutto perché l’Iran è un grande Paese, ed è uno dei pochissimi Paesi islamici che non è anti-occidentale né anti-americano».