16 Ottobre 2014

Il NYT invita Obama a revocare l'embargo a Cuba

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Barack Obama e Rául Castro

«Obama dovrebbe porre fine all’embargo a Cuba». Il consiglio non viene dall’Avana, ma dalle colonne del New York Times. Era il 1962 quando gli Stati Uniti, in risposta alla rivoluzione castrista, sancirono el bloqueo: blocco commerciale, economico e finanziario nei confronti dell’isola. L’editoriale del NYT è uscito sabato scorso ed è stato subito ripreso (quasi riga per riga) da Fidel Castro su Granma.

Il giornale Usa esordisce sottolineando il «triste stato delle travagliate relazioni bilaterali» ed invita l’inquilino della Casa Bianca a invertire la rotta: «Un importante cambiamento di politica potrebbe produrre un notevole successo di politica estera».

Qualche riga più in basso: «Per la prima volta in più di mezzo secolo,  i cambiamenti nell’opinione pubblica statunitense e una serie di riforme a Cuba hanno fatto sì che sia politicamente  possibile riannodare le relazioni diplomatiche ed eliminare un embargo insensato».

Il NYT accenna alle liberalizzazioni economiche fatte a Cuba: «Il deplorevole stato della sua economia ha obbligato Cuba a implementare riforme […] Il governo cubano ha cominciato a permettere ai suoi cittadini di lavorare nel settore privato e di vendere proprietà come automobili e case. In marzo l’Assemblea Nazionale di Cuba ha approvato una legge con il fine d’attrarre investimenti stranieri […]. In aprile, diplomatici cubani hanno cominciato a negoziare i termini di un trattato di cooperazione che sperano di firmare con l’Unione Europea».

Infine, il quotidiano a stelle e strisce definisce il popolo cubano come «una delle società più educate al mondo», complimento che Fidel accoglie con un «questo sì che è un riconoscimento».

Insomma, il messaggio è chiaro e Castro, come detto, lo sottolinea sull’organo ufficiale del Pcc.  Il Líder máximo, che firma di propria mano le osservazioni, oblitera solo due passaggi dell’editoriale del NYT (il primo relativo alla collaborazione Cuba-Usa e il secondo riferito al rilascio di prigionieri politici nell’isola) e commenta così: «L’articolo è scritto, come si può notare, con grande abilità, cercando il maggior beneficio per la politica nordamericana  nella sua complessa situazione, in un momento in cui i problemi politici, economici, finanziari e commerciali aumentano». Ovvero la fine del bloqueo sarebbe una nuova opportunità per gli Usa: va da sé che anche l’Avana ne trarrebbe vantaggi non secondari.

È passato un anno da quando,  al funerale di Mandela, vi fu la storica stretta di mano tra Obama e Rául Castro. In fondo il NYT chiede a Obama di essere conseguente.