11 Ottobre 2014

Il NYT: Erdogan vuole trascinare gli Usa in guerra contro Assad

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erdogan1Kobane cede poco a poco all’avanzata dell’Isis. Le forze turche, a due passi, restano alla finestra. Perché il governo di Ankara non interviene? In un durissimo editoriale – dal titolo Il gioco pericoloso di Erdogan – il New York Times condanna «i cinici calcoli politici» del presidente turco: «Tenendo da parte le sue forze e rifiutandosi di aiutare in altri modi – per esempio permettendo ai combattenti curdi di passare attraverso la Turchia [per portare aiuto ai loro fratelli di Kobane ndr.] – non solo cerca di indebolire i curdi, ma anche di costringere gli Stati Uniti ad aiutarlo a cacciare il presidente siriano Bashar al-Assad, che detesta».

Il giornale Usa accenna alle richieste rivolte da Erdogan agli Stati Uniti, in particolare quella di rafforzare ulteriormente gli aiuti alle forze anti-Assad e di creare una no fly zone in Siria. E, commentando il via libera all’intervento ottenuto dal Parlamento turco, aggiunge: «Il più grande rischio della sua decisione di attaccare l’Isis in Siria per via aerea è che potrebbe portare l’America su una brutta strada, trascinarla in una guerra che aveva cercato di evitare».

Insomma, secondo il NYT, di fatto Erdogan vorrebbe che gli Stati Uniti dichiarassero guerra ad Assad, ipotesi che Barack Obama non ha neanche preso in considerazione («Ha giustamente resistito», scrive il Times), rimanendo concentrato sull’obiettivo primario di combattere il Califfato, non il leader siriano.

L’inattività turca è di fatto un assist all’Isis, prosegue il quotidiano; il comportamento di Recep Tayyip Erdogan «è a malapena degno di un alleato della Nato. È così desideroso di cacciare Assad che ha permesso all’Isis il passaggio di combattenti, armi e soldi attraverso la Turchia. Se Erdogan si rifiuta di difendere Kobane e unirsi seriamente alla lotta contro lo Stato islamico assicurerà una lunga instabilità velenosa alla sua frontiera» e altrove.

Abbiamo riportato questo articolo del New York Times perché accenna alla complessità della campagna contro l’Isis. Ne abbiamo scritto in un articolo precedente al quale, del caso, rimandiamo.

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