26 Settembre 2014

Etchegaray, Castro e il Gesù dei semplici

Tempo di lettura: 2 minuti

l-ezpeletar-roger-etchegaray_889484_490x290Il cardinale Roger Etchegaray compie 92 anni di cui molti al servizio della diplomazia vaticana parallela, quella più delicata, delle missioni segrete. In un’intervista a Mario Ponzi (Osservatore romano del 26 settembre) racconta di un suo incontro con Fidél Castro del 1992: «Una sera, mi sembra fosse nel dicembre 1992, ci eravamo lasciati andare ai ricordi personali. Gli raccontavo che la mattina avevo presieduto il pellegrinaggio popolare – e un po’ sincretistico – al santuario di san Lazzaro, patrono dell’Avana, a trenta chilometri dalla capitale. Mi disse che sua mamma vi si recava ogni anno e che lo portava con sé quando era bambino. Mi chiese a bruciapelo quanti santi c’erano in cielo. Imbarazzato, evocai il nugolo di santi, non iscritti nel calendario, che la Chiesa celebra nel giorni di Ognissanti. Aggiunsi che forse in quel momento sua madre e la mia si trovavano fianco a fianco a cantare la gloria di Dio. Ci guardammo allora come due bambini, e mi accorsi che una lacrima gli scendeva sulla guancia».

L’intervista si conclude così: «Ciò che importa non è soltanto annunciare il Cristo, ma assicurarsi che sia proprio il Cristo ad essere annunciato, un Cristo che non sia un personaggio da hit-parade, né conservato in una serra protetta, ma il Cristo vero Dio e vero uomo, il Cristo degli Apostoli, il Cristo dei piccoli e dei semplici, il Cristo di cui riconosco l’accento galileo così vicino al mio accento basco, il Cristo che dice a me come disse all’apostolo Filippo: “Roger, chi ha visto me ha visto il Padre”».