24 Settembre 2014

Illegale l'attacco all'Isis

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barack-obama-isis-2-770x513«L’attacco contro i terroristi in Siria ha una base legale? Non sembra proprio. Damasco non si è opposta ma non ha certo chiesto agli americani di agire [il territorio bombardato era siriano ndr]. Le Nazioni Unite sono allarmate per gli eccidi compiuti dall’Isis e inquieti per il dramma umanitario che coinvolge molte popolazioni. Però non si sono espresse con una risoluzione che avrebbe avallato l’intervento. Per questo gli Usa si aggrappano all’unica giustificazione possibile. Quella del pericolo di un attentato terroristico di grandi proporzioni contro obiettivi americani e di altri Paesi». A scrivere queste righe è Guido Olimpio sul Corriere della Sera del 24 settembre (titolo articolo: Le domande sulla base legale dell’intervento).

Nota a margine. Il pretesto formale addotto per il bombardamento è risibile (ricorda le armi di distruzione di massa di Saddam) e non ha fondamento legale, a meno di considerare ormai legale la guerra preventiva, cosa che scatenerebbe il caos nel mondo con conflitti continui di uno Stato contro l’altro, in particolare se le “cause scatenanti” (nel caso specifico i piani di attacco contro l’Occidente) possono essere tranquillamente nascoste all’opinione pubblica nazionale e internazionale.

Allora siano permesse alcune domande. Può una guerra che non ha alcun fondamento legale ripristinare quell’ordine mondiale che l’Isis ha sfidato? Perché non attendere il via libera dell’Onu dove, tra l’altro, la vicenda Isis poteva essere affrontata in maniera più globale e meno affrettata? Perseverare nel fare strame del diritto internazionale (problema decennale) può favorire un riequilibrio del mondo o, invece, può essere causa di ulteriore destabilizzazione? Domande retoriche invero, ce ne scusiamo con i lettori, ma porre domande aiuta a capire.