18 Settembre 2014

Il Papa: riconoscersi peccatore per aprire le porte a Gesù

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Sirani_Giovanni_cena3Nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 18 settembre il Papa ha commentato il gesto stupendo della Maddalena, che con le sue lacrime asciuga i piedi a Gesù. Francesco nota come rimproveri «con umiltà e tenerezza» il fariseo che disapprova Gesù, che lui pensa sia ignaro della storia della donna. È che quel fariseo, ha spiegato Francesco, non capisce il gesto della Maddalena: «Non riesce a capire i gesti elementari: i gesti elementari della gente. Forse quest’uomo aveva dimenticato come si carezza un bambino, come si consola una nonna». Il Papa ha poi fatto notare come Gesù usi la parola «salvezza» («La tua fede ti ha salvata») soltanto all’indirizzo della donna, della «peccatrice». Perché «lei è riuscita a piangere i suoi peccati, a confessare i suoi peccati, a dire “io sono una peccatrice”, a dirlo a se stessa».

I farisei non erano cattivi, ha proseguito il Papa, semplicemente «loro si credevano non peccatori. I peccatori erano gli altri: i pubblicani, le prostitute… Questi erano i peccatori. Gesù dice questa parola, “Tu sei salvo, tu sei salva, ti sei salvata”, solamente a chi sa aprire il cuore e riconoscersi peccatore». La salvezza «entra nel cuore quando noi apriamo il cuore nella verità dei nostri peccati».
Quindi ha ribadito quanto già detto in altre occasioni: «Il posto privilegiato dell’incontro con Gesù Cristo sono i propri peccati». Una frase che suona come un’«eresia», ha continuato Francesco con coraggio, «ma lo diceva anche San Paolo», il quale ha scritto di vantarsi solo di due cose: dei suoi peccati e di Cristo Risorto. Così che «riconoscere i propri peccati, riconoscere la nostra miseria, riconoscere quello che noi siamo e quello che non siamo capaci di fare o abbiamo fatto è proprio la porta che si apre alla carezza di Gesù, al perdono di Gesù, alla Parola di Gesù “Vai in pace, la tua fede ti salva!”».

«Le prostitute e i pubblicani vi precederanno nel Regno dei Cieli», è la frase di Gesù rivolta ai farisei con la quale il Papa ha concluso la sua omelia.