17 Settembre 2014

L'11 settembre 1595 e il miracolo della pace

di Pina Baglioni
Tempo di lettura: 4 minuti

maria_ausiliatrice-02Primi di maggio del 1865, Oratorio di Valdocco, Torino. don Giovanni Bosco sta ultimando un piccolo libro: si tratta del fascicolo per il mese di giugno delle «Letture Cattoliche» intitolato La Pace nella Chiesa, ossia il Pontificato di S. Eusebio e S. Melchiade, ultimi martiri delle dieci persecuzioni. È l’ultimo dei fascicoli sulle vite dei Papi e inizia con nozioni topografiche della città di Roma. «Pagine schematiche sulla Chiesa cattolica» le definisce don Bosco, una rivista mensile con abbonamento annuo a 1,80 lire. Le centinaia e centinaia di abbonati ne attendono sempre con ansia le uscite. Scritti, quelli, che gli hanno però provocato anche ostili reazioni negli ambienti “illuminati” di Torino. Addirittura, esplicite minacce di morte.

Don Bosco tiene molto ai suoi trattatelli di dottrina. Anche se la scrittura gli risulta difficoltosa. Invece, è un autentico mago quando si tratta di raccontare a voce, una sorta di calamita per i suoi ragazzi. Le narrazioni che gli stanno più a cuore sono quelle dei miracoli, in particolare le apparizioni della Vergine Maria. «Basta che un giovane entri in una casa salesiana, perché la Vergine SS. lo prenda sotto la sua protezione speciale» scriverà il 10 maggio 1884 in una lettera ai sacerdoti della Società Salesiana. Non per nulla,  l’8 giugno del 1856, ispirato da un’idea di Domenico Savio, uno dei sui allievi prediletti e futuro santo (morto a soli 14 anni), aveva costituito la «Compagnia dell’Immacolata», una compagnia riservata formata da un piccolo gruppo scelto di oranti. Nella costituzione della Compagnia, l’articolo 21 recitava: «Una sincera, filiale, illimitata fiducia in Maria, una tenerezza singolare verso di Lei, una devozione costante ci renderanno superiori ad ogni ostacolo, tenaci nelle risoluzioni, amorevoli con il prossimo ed esatti in tutto».

Ed è così, che proprio  in una sera dei primi giorni di maggio, prima di andare a tutti a dormire, don Bosco raduna i suoi ragazzi per raccontare loro una bellissima apparizione della beata Vergine Maria, accaduta l’11 settembre del 1595. Si tratta del “Buonanotte” di don Bosco ai suoi ragazzi del 5 maggio 1865, riportato nelle Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco, a cura del sacerdote salesiano Giovanni Battista Lemoyne.

In breve, i fatti: Campofreddo, feudo imperiale (oggi Campo Ligure), e Masone, feudo della Serenissima di Genova, ambedue della Diocesi di Acqui in Piemonte, entrambi nella Valle Stura, sono in eterna lotta tra di loro. L’odio reciproco è talmente radicato da causare addirittura scontri armati a causa di inimicizie di carattere politico, ripicche relative alla delimitazione dei confini dei terreni agricoli e immarcescibili rancori che durano ormai da decenni, tanto da determinare degli autentici massacri. Qualsiasi tentativo di pacificazione è risultato vano. Di fronte a tale spettacolo, a soffrirne amaramente è la gente semplice. E, soprattutto un sant’uomo: don Gregorio Spinola, feudatario di Campofreddo. Lui le ha provate tutte per pacificare i due popoli. Invano.

Fino a che, tra il 5 e il 9 settembre, due rappresentanti del popolo di Campofreddo si recarono alla vicina località di Vico per implorare dalla Madonna del Pilone la grazia della pace.

Al loro ritorno, il 10 settembre, durante i vespri in chiesa, si verificarono fenomeni inconsueti: una parte del popolo cadde a terra priva di sensi; una donna nota come persona idiota cominciò a pronunciare parole di notevole contenuto spirituale.

Vogliamo proseguire il racconto con le parole dello stesso san Giovanni Bosco, di quel il 5 maggio del 1865 ai ragazzi dell’Oratorio di Valdocco.

«Stassera vi conterei l’apparizione di Nostra Signora di Monte Bonicca presso Campofreddo nell’anno 1595, narrata da Carlo Pecorini ne’ suoi cenni critico storici sulle più celebri apparizioni di Maria SS.

Voi da questa intenderete come la Madonna ami che tra i suoi figli ci sia amore fraterno e non rancori, gelosie, risse, questioni.

Campofreddo, feudo imperiale, e Masone, feudo della Serenissima di Genova, ambedue grosse borgate della diocesi d’Acqui in Piemonte, erano spesso in armi per inimicizie inveterate e mutua lesione di diritti: quindi aggressioni e massacri. Ne piangevano i buoni col virtuoso D. Gregorio Spinola, feudatario di Campofreddo, e supplicavano la grande pacificatrice, la Madre del bell’amore. Essa non chiuse le orecchie, anzi accordò oltre la domanda. Il 10 settembre 1595, il fervoroso Spinola, mosso certo da Maria, raduna i Campofreddesi e guidali a Masone col Crocifisso in mano, per perorare di pace con quei fieri montanari. Ecco che s’incontrano i due popoli, a cui si mescolano gli Agostiniani delle due case di Masone e Campofreddo, e si propongono accordi, e la pacificazione è sul risolversi.

– Guardate, guardate, grida in quell’istante il fanciulletto Tommaso Olivero, guardate sul Bonicca il Paradiso!

Guardarono quel colle dividente i due paesi; e videro che rifletteva una candida nube, che presto scoperse le sembianze di una splendidissima Signora, in manto celestino e bianco velo sul capo, corteggiata da due verginelle, e raggiante di tanta luce, che abbagliava ogni pupilla. Dopo qualche istante disparve.

– Miracolo grande! – gridarono tutti, e pianti e proponimenti di miglior vita, e dimostrazioni di fratellanza scambievole. – Maria pietosissima è venuta a portare la pace! pace, pace, o fratelli, pace in eterno. Ripetevasi la promessa, quando la seconda volta rinnovassi il prodigio: ancora la cara visione di Lei sfolgorantissima di splendori, e colla compagnia delle due sante. Non dirò se ne rimanessero stupefatti quei fortunati, e quali frutti preziosi ne derivassero. Giurossi una gran pace fra i due borghi; che non patì mai più detrimento, la Vergine cumulò all’usanza favori a favori, e i malati invocando la miracolosa del Monte trovavano alleviamento e salute. Subito si costrusse una cappelletto coll’immagine di Maria ai piedi del Bonicca, che ampliata e adornata nel processo dei tempi, fu sempre riverita pel concorso de’ devoti e per le beneficenze della celeste Patrona. Di quegli stessi giorni fu rogato dal notaio Michele de Padio l’atto delle due apparizioni e delle istantanee guarigioni di quattro infermi, giurando, a nome dei due popoli presenti, il feudatario D. Gregorio Spinola coi più notabili di Campofreddo e di Masone».

Tanti motivi di conforto in questa vicenda accaduta in una data, l’11 settembre, che oggi appare così funesta. In particolare perché accenna alla dinamica dell’agire del Signore, che risponde alle preghiere dei fedeli che implorano la pace a Suo modo, con i miracoli. Speranza dei fedeli che pregano, desiderio inespresso di quanti non hanno il dono della fede.

A margine di questo articolo piace riportare la preghiera a santa Maria Ausiliatrice composta da don Bosco:

O Maria,
vergine potente:
tu, grande e illustre
difesa della Chiesa,
tu, aiuto mirabile dei cristiani,
tu terribile
come esercito schierato
a battaglia,
tu, che hai distrutto da sola
tutte le eresie del mondo,
tu nelle angustie, nelle lotte,
nelle necessità
difendici dal nemico
e nell’ora della morte
accoglici nel Paradiso.
Amen