16 Settembre 2014

La Nato in Ucraina, come i missili di Chruscev a Cuba

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NewsExtra_106474Sulla Stampa del 15 settembre (titolo Gli strabismi della guerra ucraina), Barbara Spinelli ripropone la preoccupazione dell’ex cancelliere tedesco Helmut Shmidt per una possibile terza guerra mondiale causata dal contrasto Occidente – Putin. Pericolo che deriva dall’eccessiva «concitazione» con la quale l’Occidente si è coinvolto in questa crisi, andando a ruota degli interessi degli Stati Uniti e rescindendo ogni possibilità di dialogo con Mosca. «C’è un tono, nella stampa mainstream, – spiega la giornalista ed eurodeputata – che ricorda l’euforica depravazione semplificatrice che Karl Kraus mette in bocca ai giornalisti, descrivendo la Prima guerra mondiale negli Ultimi giorni dell’umanità». L’articolo denuncia quindi prese di posizione «grossolane» da parte della Ue, tra le quali l’applicazione della sanzioni contro la Russia, «trascurando i costi economici pagati». E scrive: «Il ritorno alla guerra fredda è uno strano miscuglio di ideologia, bisogno del nemico esistenziale, e assai precisi interessi economici (il desiderio di sviluppare l’estrazione di gas da rocce di scisto, ad esempio, per ridurre la dipendenza dall’energia russa)».

Quindi, dopo aver accennato più volte alla necessità di un dialogo con Mosca, afferma che la presenza di uomini Nato ai confini russi «somiglia molto a quella che fu la provocazione di Chruscev a Cuba nel 61-62».

Tre spunti finali. Occorre che l’Occidente riconosca «che siamo davanti a una guerra civile – prosegue la Spinelli – dove le responsabilità non sono in un’unica fazione come pretendono diplomazie occidentali e Nato». Inoltre «l’Unione deve prendere atto che la strategia di Kiev si avvale di milizie d’estrema destra, inserite nei propri apparati militari. Il caso più lampante è il battaglione Azov, armata neonazista che risponde direttamente al ministero dell’Interno. Su questa devianza tacciono l’Europa, gli Usa, la stampa mainstream». Infine l’Occidente deve prendere coscienza che «la strategia ucraina [l’opzione militare contro le province ribelli ndr.] ha prodotto un numero allarmante di vittime civili nel Sud-Est ucraino», oltre a produrre centinaia di migliaia di sfollati: sono «814.000 i cittadini ucraini russofoni che con status diversi si trovano ora in Russia»; e «nessuno, in buona fede, può credere che i fuggitivi sono tutti putiniani», chiosa la Spinelli.

Quindi la conclusione: «È una tragica ironia della storia che il modello di federazione su cui la nostra Unione è fondata […] sia proposto oggi non da noi europei, ma da Putin. È una tragedia mentale, oltre che politica».

Nota a margine. Oltre a elogiare la chiarezza dell’impostazione della Spinelli, ci limitiamo a sottolineare quel passaggio sull’occultamento mediatico e politico delle milizie naziste che combattono nella fila dell’esercito ucraino. Le autorità europee hanno fatto della memoria dell’Olocausto e della resistenza alla follia nazista uno dei momenti fondanti dell’Unione. Per gli Stati Uniti d’America  sono parte costitutiva delle libertà democratiche da essi propugnate. Tra l’altro esistono leggi apposite, approvate in maniera assertiva anche dagli stessi governanti oggi al potere, che istituiscono il giorno della Memoria e condannano il revisionismo. Ipocrisia e, insieme, materia per il tribunale della Storia.