10 Settembre 2014

Air Malaysian: tante reticenze, qualche certezza e alcune ipotesi

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Il Dutch Safety Board, l’ente per la sicurezza nazionale olandese incaricato di indagare sulla tragedia del Boeing 777 della Malaysian airlines caduto sui cieli ucraini il 17 luglio scorso, ha dato conto delle prime risultanze dell’indagine: il velivolo civile è caduto a causa di «un grande numero di oggetti ad alta energia che lo hanno penetrato dall’esterno. Non ci sono indicazioni che il crash sia stato causato da errore tecnico o da azioni dell’equipaggio». L’areo, proseguono gli oculati investigatori, si è disintegrato in volo, da qui la sparizione dai radar.

Fin qui il Dutch (lo chiameremo così per semplicità) che, a distanza di due mesi dalla tragedia, è riuscito ad appurare l’ovvio: l’aereo è stato abbattuto. Il particolare degli oggetti ad alta energia non dice nulla: potrebbero essere proiettili di missili con testata a frammentazione (shrapnel) terra-aria o aria-aria, come i colpi di mitragliatrice o di un cannoncino in dotazione a un jet. Se avessero sottoposto le foto dei rottami a terra che sono dilagati sul web a un qualsiasi studente elementare sarebbe giunto alla medesima illuminante conclusione da tempo. Tant’è.

Eppure questa ovvietà dice già tanto: all’indomani dell’abbattimento dell’aereo le autorità di Kiev indicarono subito i filorussi come responsabili dell’accaduto. In base a quali prove? Nessuna, stante che al Dutch, com’è evidente, ad oggi non ne hanno fornito alcuna. Non un tracciato radar, né altro che oggi il Dutch possa esibire al pubblico. Ancora più “incomprensibile” appare l’operato dell’amministrazione americana: dichiararono urbi et orbi di avere prove inconfutabili della responsabilità russa (poi si corressero un po’ e accusarono i filorussi), addirittura indicando con precisione il luogo dal quale era partito il missile assassino, Dissero di avere in mano prove incontrovertibili: immagini satellitari e altro. Perché non hanno fornito tali immagini al Dutch? Non certo per nascondere qualche segreto militare, ché di immagini satellitari Usa siamo stati sommersi: sia al tempo in cui si doveva provare l’esistenza delle armi chimiche di Saddam sia oggi che c’era da fornire fantomatiche “prove” dell’ingresso in Ucraina dell’armata russa.

Insomma la prima risultanza di questa inchiesta del Dutch è che al tempo sia le autorità di Kiev sia l’amministrazione Usa, e i suoi alleati Nato al seguito, hanno strumentalizzato l’accaduto, innescando un’escalation di tensione con la Russia che ha complicato ancora di più la situazione ucraina, accentuando quel processo di relativa emarginazione della Russia ad oggi non sanato, anzi.

Restano le ombre sull’inchiesta: il Dutch ha in mano le scatole nere. Possibile che queste non diano alcuna indicazione? Possibile che nella cabina di pilotaggio del volo malese nessuno abbia commentato l’avvicinamento di un missile (aria-aria o terra-aria che sia) al velivolo? O la presenza insolita di un areo militare nelle vicinanze, circostanza ormai provata? Possibile non ci sia stata comunicazione della cosa a qualcuno a terra? Sono informazioni che le scatole nere forniscono con immediatezza. Sarà…

Resta che ad oggi le uniche informazioni pubbliche, al di là delle reticenze, o cautele che dir si voglia, dell’inchiesta (che hanno fatto infuriare anche i familiari delle vittime), sono le informazioni radar e satellitari dei russi, che nessuno finora si è azzardato a smentire perché, queste sì, incontrovertibili. E che danno informazioni sui vari sistemi antiaerei dell’esercito di Kiev attivi nel giorno dell’abbattimento, molto più del solito (e inspiegabilmente, stante che i filorussi non hanno aviazione); e dell’insolita presenza di un jet militare di Kiev nei pressi dell’aereo abbattuto (per una sintesi della conferenza stampa che illustrava le risultanze della indagine russa cliccare qui).

L’inchiesta presto si arricchirà: ispettori del Dutch finalmente potranno visitare il luogo dell’abbattimento, effettuare verifiche sui rottami dell’aereo caduti a terra e quanto altro. Ovvio che dopo due mesi, e con una guerra in corso, anche di propaganda, quel luogo sarà stato contaminato da numerosi fattori esterni e non c’è molto da aspettarsi. E d’altronde Ustica insegna che non sempre le inchieste sui disastri aerei sono coronate da successo, anche in presenza di una mole notevole di informazioni…

Non avendo alcun modo, per fortuna, di prevedere il futuro, piace in questa sede rimandare a un articolo di Enzo Pennetta di particolare interesse. Ne riportiamo uno stralcio (chi vuole può leggere l’integrale):

«Come spesso accade non tutto può essere sotto controllo, e così un rottame del volo Malaysian MH17 è finito davanti all’obiettivo di un fotografo, ma non si tratta di un rottame qualsiasi è una parte del muso immediatamente sotto ai finestrini della cabina di pilotaggio che presenta fori riconducibili a quelli di proiettili da 30 mm.

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mh17-shrapnelTra i primi a segnalare che qualcosa di strano era presente sul frammento è stato un pilota tedesco in un articolo del 30 lugliosecondo il pilota Peter Haisenko infatti sono ben visibili nella foto dei colpi di cannone da 30 millimetri. Poi è giunta la conferma del giornale News Straits Time, pubblicato in Malesia, che riprendeva le affermazioni di un esperto statunitense: il volo MH17 è stato colpito da un mh17-alamissile aria-aria e poi successivamente finito da colpi di cannone anticarro. Ai frammenti del muso si aggiungeva una parte dell’ala con il segno di un colpo di striscio: I danni subiti sul muso dal Boeing sono ben illustrati da questa illustrazione;

 

L’angolazione dei colpi subiti dall’MH17 è stata così ricostruita, si nota la corrispondenza tra i fori sulla cabina e i segni dei colpi sull’ala sinistra:

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Unendo i dati provenienti dai tracciati radar russi e i segni sulle lamiere della cabina di pilotaggio si ottiene un quadro complessivo coerente che vede un aereo Sukhoi Su-25 avvicinarsi da destra al Boeing, dopodiché questo precipita colpito proprio sul lato destro. I dati tecnici del Sukhoi Su-25 sono però quelli di un aereo di attacco al suolo la cui quota di tangenza massima è di circa 7000 metri, mentre il volo MH17 come è noto volava a circa 10.000 metri. Ma si tratta di una difficoltà apparente, il Su-25 non ha bisogno di raggiungere i 10.000 metri per colpire, una volta giunto alla quota di 7.000 metri può lanciare un missile aria-aria R-60 guidato dal calore dei motori e con un raggio di azione tra i 4 e gli 8 Km. L’R-60 è dotato però di una carica esplosiva di peso ridotto che è in grado di danneggiare un motore ma senza riuscire a mandare in pezzi una struttura grande come quella di un Boeing 777. E infatti l’aereo di linea con un motore fuori uso sarebbe sceso ad una quota più bassa dove il Su-25 lo avrebbe facilmente colpito con i proiettili da 30 mm in grado di provocare la rottura della cabina di pilotaggio e la conseguente caduta».

La ricostruzione riportata da Pennetta è un’ipotesi, come accenna lui stesso nell’articolo. E però ha una sua logica e soprattutto riscontri. In attesa che qualcuno fornisca ulteriori informazioni, ci pare di sicuro interesse.