25 Luglio 2014

Gaza: rapporto Onu sotto le bombe

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BsweuCuIcAASYC8Gaza: proiettili di artiglieria hanno devastato una scuola dell’Unwra, sezione per la Palestina dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati: 17 morti, per lo più donne e bambini, oltre duecento i feriti. I palestinesi accusano Israele che tenta di difendersi accusando a sua volta Hamas, ma le testimonianze dei superstiti non lasciano dubbi sul fatto che a sparare sia stato un carro armato di Tsahal. Israele conosce l’ubicazione delle strutture Onu, tra l’altro ben visibili, da qui le cautele e le controversie del caso.

Resta che, in tre giorni, sono quattro le strutture Unwra colpite, tre gli operatori uccisi, e che Chris Guinnes, portavoce dell’organizzazione, riporta Repubblica del 25 giugno, ha affermato: “In mattinata avevamo cercato di negoziare una tregua per permettere ai civili palestinesi e al nostro personale di lasciare la struttura, ma non ci è stata accordata. Ecco le tragiche conseguenze”. Le strutture Unwra, in questi giorni ospitano i rifugiati di guerra, persone senza più  casa o fuggite dalle zone di combattimento.

Solo due giorni fa la commissione per i diritti umani dell’Onu ha stilato un primo rapporto sulla guerra che si sta consumando tra Israele e Hamas. I giornali che hanno riportato come nel documento si ipotizzi che a Gaza si stiano consumando “crimini di guerra”, sia da parte di Hamas che da parte israeliana. Vale la pena leggerlo.

Israele da sempre ha giustificato la campagna militare come diritto all’autodifesa per porre fine al lancio di razzi verso le sue città. Ma l’Onu avverte: “le azioni di una parte non esonerano l’altra parte dalla necessità di rispettare i suoi obblighi di diritto internazionale”.

Al 23 luglio, data del documento, sono “oltre 2.100” i bombardamenti aerei effettuati da Israele, ai quali si sommano quelli via terra e via mare (molti di più), che hanno provocato centinaia di morti e migliaia di feriti. Inutile riportare le cifre, purtroppo sono in continua evoluzione, mentre è indicativo il dato che “oltre il 74 per cento” delle vittime sono civili, molte delle quali bambini. Mentre sono “centinaia le case e altri edifici civili, come le scuole” distrutte, cosa che ha provocato 140.000 rifugiati.

Da parte sua Hamas ha replicato con 2.900 razzi che hanno provocato la morte di due civili e consegnato al terrore un intera nazione, mentre sono circa 30 i militari israeliani caduti durante l’invasione.

E veniamo al punto critico: Israele ha spiegato che le vittime civili sono colpa di Hamas che posiziona i suoi lanciamissili presso edifici civili (cosa condannata dal diritto internazionale). E però, scrive l’Onu, le “abitazioni civili non sono bersagli legittimi se non vengano utilizzati o contribuiscono a scopi militari, nel momento in questione”. E anche quando siano identificati come obiettivo militare “qualsiasi attacco deve essere proporzionato […] e devono essere prese precauzioni”.

Quindi, dopo aver sottolineato ancora una volta che “i civili non devono essere presi di mira”, l’Onu spiega: “Il rispetto per il diritto alla vita dei civili, compresi i bambini, dovrebbe avere la massima considerazione. Il mancato rispetto di questi principi può anche equivalere a crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

“Israele – prosegue il documento – ha dichiarato che ha allertato gli abitanti di Gaza prima di condurre attacchi, utilizzando anche i telefoni, messaggi di testo e i cosiddetti ‘colpi di avvertimento sul tetto’, usando munizioni relativamente leggere”, ma “qualsiasi avvertimento rivolto ai civili deve soddisfare i requisiti del diritto internazionale, incluso che tale avvertimento sia chiaro, credibile e permetta un tempo sufficiente per le persone di reagire”. Invece, “la quantità di incidenti e l’elevato numero di morti civili contraddice l’affermazione che sono state prese tutte le precauzioni necessarie […] Gli stessi ‘colpi di avvertimento sul tetto’ stanno costando vite: con un proiettile – apparentemente liberato da un drone – è stato riferito che è stato perforato un tetto di cemento di 20 centimetri, uccidendo tre bambini”.

E ancora: “Alla gente – in particolare anziani, malati e disabili – non è stato dato il tempo sufficiente per scappare dalle proprie case. Quando riescono a correre in strada, non c’è nessun luogo ove nascondersi e non c’è modo di sapere dove il prossimo missile o proiettile esploderà”.

Su un incidente particolare, poi, l’Onu è durissimo: “Il disprezzo per il diritto umanitario internazionale e per il diritto alla vita, è stato in modo sconvolgente evidente agli occhi di tutti nella evidente presa di mira il 16 luglio di sette bambini che giocavano su una spiaggia di Gaza. Rapporti credibili […] indicano che i bambini sono stati colpiti prima da un attacco aereo israeliano, e poi dai bombardamenti navali. Tutti e sette sono stati colpiti. Quattro di loro, – di età compresa tra 9 e 11 anni, della stessa famiglia Bakr – sono stati uccisi”.

Ancora sui bambini: “Il giorno seguente, altri tre bambini sono stati uccisi e altri due feriti, secondo quanto riferito, da un missile sparato da un drone nella zona di Al-Sabra della città di Gaza, mentre stavano giocando sul tetto della loro casa e i loro genitori stavano preparando il pasto quotidiano di Ramadan. Questi sono solo alcuni dei casi in cui un totale di 147 bambini sono stati uccisi a Gaza nel corso degli ultimi 16 giorni”.

L’Onu dettaglia altri “incidenti” che hanno coinvolto civili innocenti: “Il 13 luglio, un attacco israeliano, a quanto riferito, ha ucciso due donne sulla sedia a rotelle e causato il ferimento di altri quattro pazienti in un centro per persone con disabilità in Beit Lahiya”; quindi ricorda il bombardamento dell’ospedale di Al-Aqsa a Deir al-Balah, che avrebbe ucciso “almeno tre persone” e ferito “decine di altri, tra cui medici”.

Gli operatori sul campo, si spiega nella relazione, stanno “continuando a documentare molti altri casi, nei quali residenze familiari sono state distrutte con la perdita di vite civili, dove, secondo indicazioni preliminari, non era presente nemmeno un membro di un gruppo armato”.

E conclude: “Questi sono solo alcuni esempi in cui sembra che ci sia una forte possibilità che il diritto umanitario internazionale sia stato violato, tanto che potrebbero prefigurarsi crimini di guerra”.

Nel rapporto anche la stigmatizzazione dell’embargo che stringe da anni Gaza in una morsa di ferro e la richiesta di una sua rimozione. Inoltre anche le violenze subite dai palestinesi in Cisgiordania, durante e dopo il rapimento dei tre ragazzi israeliani: “case e uffici sono stati razziati e immobili danneggiati”,  si è proceduto a “demolizioni punitive”  e sono stati uccisi nove palestinesi, “sollevando serie preoccupazioni su un uso eccessivo della forza, in particolare nel contesto delle manifestazioni contro l’operazione militare a Gaza”.

Il documento Onu è ovviamente attento nei termini e prudente nelle conclusioni, com’è normale che sia. Ma proprio questa prudenza fa emergere con tragica chiarezza la tragedia che si sta consumando in questa guerra.