23 Luglio 2014

La tragedia aerea ucraina, tra omissioni e aerei militari fantasma

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Ucrainaaereomalesecaduto_xin-300x199Ad abbattere l’areo malese che solcava i cieli ucraini sono stati i separatisti con la complicità, forse, dei russi. Un errore: pensavano fosse un cargo militare e invece hanno buttato giù l’aereo civile. I sistemi antiaerei Buk, usati allo scopo, sono stati forniti dalla Russia, che, forse, ha anche addestrato i miliziani che lo hanno usato, dal momento che si tratta di un sistema d’arma molto complesso, il cui impiego è impossibile a non addetti (dove i forse sono della ricostruzione ufficiale). Quadro completo, verità ufficiale, corroborata dalle immagini dei sistemi satellitari Usa in zona, che mostrerebbero, condizionale, come il missile sia partito da una zona controllata dai separatisti, Snizhne, alle 16.20. Ci sono poi le intercettazioni telefoniche di russi e filorussi che confermerebbero l’abbattimento casuale, oltre a indizi vari trovati sui social network che mostrerebbero un Buk in zona “forse” poi fatto sparire in Russia. Insomma tutto chiarito e a posto, a parte i forse che potrebbero avere rilevanza minore (ma resta il mistero di chi abbia usato quel sistema d’arma, se non addestrato: i Buk li hanno anche gli ucraini in zona, anche se non servono dal momento che i ribelli non hanno aerei…).

Il segretario di Stato americano John Kerry, come riporta la Stampa del 21 luglio (La Casa Bianca accusa Putin “Il lanciamissili dalla Russia” di Paolo Mastrolilli), era andato anche oltre: intervenendo in diversi talk show aveva spiegato nel dettaglio che gli Usa sapevano da settimane che i russi avevano consegnato i Buk ai separatisti, arrivando anche a indicare il nome del colpevole, tal Besler (ma tale responsabilità ad oggi non pare più così certa neanche agli analisti Usa).

Tutto a posto, insomma, tutto chiarito. Se non fosse che questa storia ricorda molto, troppo, da vicino quanto avvenne a Ghouta in Siria, dove furono impiegate armi chimiche che causarono una strage. Anche allora gli Stati Uniti avevano detto che era stato Assad, che avevano prove satellitari, intercettazioni telefoniche e via discorrendo. Salvo poi scoprire, grazie a una coraggiosa inchiesta di uno dei più famosi giornalisti americani, Seymour N. Hersh, che era tutto falso. Altre indicazioni successive portarono poi a scoprire che i veri colpevoli erano altri, i miliziani anti-Assad, anche se né il Presidente Usa né altri dell’amministrazione potranno mai dire ci eravamo sbagliati: gli Stati Uniti non possono permettersi la conseguente perdita di autorevolezza del Presidente in carica.

D’altronde c’è un precedente tragicamente famoso, quando il Segretario di Stato americano Colin Powell fece il suo show alle Nazioni Unite, mostrando nel dettaglio siti di fabbricazione di armi di distruzione di massa in Iraq, luoghi di stoccaggio et similia. Fu la guerra: solo anni dopo, e dopo centinaia di migliaia di vittime, si venne a sapere che si trattava di una boutade.

Ma al di là del pregresso, la ricostruzione ufficiale dell’abbattimento del Boeing suscita alcune domande: possibile che gli Usa sappiano che i ribelli hanno quel tipo di missili antiaerei e non ne informano le autorità ucraine? Impossibile dato il sostegno che la Nato sta accordando a Kiev nella guerra contro i ribelli. L’accusa del governo degli Stati Uniti quindi coinvolge direttamente il governo ucraino che avrebbe deliberatamente omesso di avvertire del pericolo gli aerei civili in transito sui cieli del Paese. Un’omissione criminale, che ha esposto deliberatamente al pericolo migliaia di civili; ne avevamo già accennato, ma dopo le accuse specifiche dell’amministrazione Usa tale mostruosità assume veste diversa: l’omissione può essere dovuta a criminale noncuranza da parte delle autorità di Kiev; oppure, cosa  più inquietante, si è voluto deliberatamente esporre al rischio aerei civili nella speranza che qualcuno di loro fosse abbattuto dai separatisti, così da sotterrare la loro causa nella riprovazione universale. Tertium non datur.

Sempre che sia vera la ricostruzione americana, ovvio, cosa della quale ci permettiamo, al momento, di dubitare. Perché le responsabilità di Kiev sarebbero condivise anche dagli Usa: possibile che gli Stati Uniti non abbiano avvertito l’Olanda, la Germania, l’Italia e altri Paesi membri della Nato, del pericolo? E possibile, sotto altro profilo, che funzionari Nato dei Paesi europei, che quindi condividono per forza di cose le informazioni Usa almeno sullo scenario europeo, non abbiano dato l’allarme ai loro rispettivi governi?

Una seria di omissioni davvero poco credibile. Così torniamo all’inizio della questione, le prove schiaccianti delle responsabilità dei separatisti. Si sa che ci sono immagini satellitari, così nelle parole delle autorità Usa, eppure ad oggi non ne è stata mostrata nessuna. Fosse mostrata una sola di queste immagini, tutti i dubbi sarebbero risolti. Gli altri indizi, intercettazioni, pagine dei social media, testimonianze, peraltro riportate alla rinfusa in una accumulazione magmatica, possono benissimo essere interpretabili o manipolabili. Basterebbe il video di un’immagine satellitare per dissipare ogni dubbio e invece si sa che esiste ma non si vede. Si deve tutelare il segreto sui sistemi di rilevamento Usa, si spiega su alcuni media: che segreto c’è da tutelare sui satelliti, che esistono? Lo sanno anche i muri. Sulle loro orbite? Come se la Russia non avesse strumenti atti a individuarne le traiettorie. Insomma nessuna spiegazione plausibile, al momento, a questa mancata esibizione delle rilevazioni satellitari.

E invece il mondo avrebbe diritto di vederle, non solo la Russia che lo ha chiesto specificamente. Ad oggi le uniche rilevazioni mostrate al pubblico (“mostrate” è bene specificare) sono quelle russe, che ritraggono un Sukhoi25 a cinque chilometri dall’aereo civile malese prima dell’abbattimento. Il presidente ucraino Petro Poroshenko, finito in un gioco più grande di lui, ha dichiarato pubblicamente che quel tipo di aerei sono bombardieri, inadatti quindi a un’intercettazione aerea. Questo riportavano i giornali di ieri: quindi non ne ha negato la presenza, ma solo la possibilità che potesse attaccare un altro aereo. Ci siamo divertiti a guardare qualche sito specializzato (questo ad esempio) ed abbiamo scoperto con certa sorpresa che invece l’aereo in questione, il Sukhoi25, monta cannoni e può portare missili aria-aria… Tanto che tale velivolo «si è fatto apprezzare per la sua robustezza e la versatilità di impiego». Il neretto è nostro. Certo non è un caccia, ma per buttare giù un aereo civile non serve granché…
E andiamo a un’altra circostanza che, rimbalzata da un media all’altro il giorno dell’abbattimento dell’aereo malese, ribadita ogni piè sospinto dai russi, è stata accennata solo di sfuggita in alcuni articoli (invero pochi) dedicati al disastro aereo, come di cosa secondaria. L’aereo malese, poco prima di essere abbattuto, ha cambiato rotta. Per quale motivo? Tale cambiamento di rotta è stato autorizzato dai controllori di volo di Kiev che vigilano su quei cieli o no? La circostanza non è affatto secondaria: se il cambiamento di rotta è stato autorizzato da terra deve essere rimasta traccia nei registri di volo civili e sui tracciati radar ucraini, che però non sono stati mai esibiti a nessuno (di informazioni da parte di Kiev, che pure vigila su quei cieli, non ne è venuta alcuna… hanno subito detto che era stato un missile, senza dare informazioni ulteriori). Perché quel cambiamento di rotta, autorizzato o meno? Forse il velivolo era inseguito?
Sono solo semplici domande, null’altro, che nascono dalla lettura dei mezzi di informazione. Sulle quali attendiamo chiarimenti, magari attraverso l’esibizione dei famosi tracciati satellitari o altro e altrettanto convincente.

Ps. Riportiamo un breve passaggio di un articolo pubblicato ieri sulla Stampa (Parte il treno grigio dei cadaveri “Finalmente fuori dall’inferno” di Lucia Sgueglia): «Donestk, il “capoluogo ribelle” a 60 km dallo schianto, si era svegliata nell’incubo. Truppe di Kiev per la prima volta dall’inizio del conflitto sono entrate in centro città a colpi di artiglieria, mortai e forse razzi Grad, lanciati sulla stazione dei treni e quella degli autobus. E scoppia subito la battaglia coi ribelli. Giusto a pochi metri dall’hotel dove erano alloggiati gli osservatori e gli ispettori stranieri».

Kiev sapeva bene dove erano alloggiati gli ispettori internazionali incaricati di indagare sul disastro. Perché attaccare, e per la prima volta, Donestk e proprio là? Altra domanda senza risposta.