7 Luglio 2014

Enrique Angelelli, un vescovo argentino martire dei nostri tempi

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monsignor Enrique Angelelli, vescovo di La Rioja

Il 4 agosto del 1976 il vescovo di La Rioja, Enrique Angelelli, ha un incidente stradale e muore. Sono passati pochi mesi da quando in Argentina si è instaurata la dittatura militare. Il cardinale Bergoglio, nel 2006, commemorando il presule, ebbe a dire: «Monsignor Angelelli ha sparso il suo sangue per predicare il Vangelo». A distanza di anni, quella che era una certezza morale, diventa una verità giudiziaria: il vescovo è stato ucciso e i mandanti dell’omicidio, l’ex generale Luciano Banjamin Menendez e l’ufficiale Luis Fernando Estrella sono stati condannati all’ergastolo (altri imputati, tra cui il dittatore Videla sono nel frattempo deceduti). Così sull’Avvenire del 6 luglio: «Prima di venire ucciso Angelelli era riuscito a raccogliere informazioni riservate sulla fine dei padri Murias, Longueville e del laico Wenceslao Pedernera, orribilmente torturati e mutilati. Il giorno del finto incidente Angelelli aveva con sé quelle carte, ma tra i rottami non venne rinvenuto alcun documento». Nel corso del processo, Papa Francesco ha fatto pervenire agli inquirenti alcuni documenti inediti custoditi negli archivi vaticani, tra i quali una lettera inviata a Roma da Angelelli il 7 luglio del 1976, nella quale il vescovo di La Roija informava il Vaticano che sotto la dittatura «sacerdoti e religiosi vengono umiliati, sequestrati e perquisiti dalla polizia e dall’esercito». La consegna di documentazione da parte vaticana è stata salutata con soddisfazione dai media e dall’opinione pubblica argentina. Come anche la condanna degli assassini.

Maurias, Longueville e Pedernera sono stati dichiarati in questi anni “servi di Dio”, mentre per monsignor Angelelli potrebbe avviarsi la causa di beatificazione.

Titolo dell’articolo di Avvenire: Argentina, la verità sul vescovo Angelelli: verdetto “storico”.

Nota a margine. I martiri del nostro secolo sono forse più dei martiri dei primi secoli, ripete spesso Francesco. La vicenda di monsignor Angelelli è solo la punta dell’iceberg dei tanti cristiani che hanno sparso il loro sangue per annunciare il Vangelo sotto la dittatura argentina e le altre che si sono susseguite in Sud America, dove la sollecitudine verso i poveri e gli oppressi portava, come accenna l’articolo di Avvenire, scritto da Nello Scavo, a essere bollati come “comunisti” e a subirne le conseguenze.