22 Giugno 2014

Il Papa, il Corpus Domini e gli adoratori del male

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«Quella di oggi è la festa in cui la Chiesa loda il Signore per il dono dell’Eucaristia. Mentre il Giovedì Santo facciamo memoria della sua istituzione nell’Ultima Cena, oggi predomina il rendimento di grazie e l’adorazione. E infatti è tradizionale in questo giorno la processione con il Santissimo Sacramento. Adorare Gesù Eucaristia e camminare con Lui. Questi sono i due aspetti inseparabili della festa odierna, due aspetti che danno l’impronta a tutta la vita del popolo cristiano: un popolo che adora Dio e un popolo che cammina: che non sta fermo, cammina!». Così il Papa nell’omelia della messa celebrata a Sibari in occasioni della visita pastorale del 21 giugno. 

«Quando all’adorazione del Signore  – ha ammonito di seguito Francesco – si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! […]. Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati! ».

E ha spiegato: «Questa nostra fede nella presenza reale di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, nel pane e nel vino consacrati, è autentica se noi ci impegniamo a camminare dietro a Lui e con Lui. Adorare e camminare: un popolo che adora è un popolo che cammina! Camminare con Lui e dietro a Lui, cercando di mettere in pratica il suo comandamento, quello che ha dato ai discepoli proprio nell’Ultima Cena: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Il popolo che adora Dio nell’Eucaristia è il popolo che cammina nella carità. Adorare Dio nell’Eucaristia, camminare con Dio nella carità fraterna».

Nota  a margine. Ha fatto notizia sui giornali l’anatema del Papa nei confronti di quanti si dedicano al malaffare: “la scomunica del Papa ai mafiosi” rimbalzava sui titoli. In realtà il Papa non ha fatto altro che ribadire cose già dette, ovvero la differenza tra il cuore di un povero peccatore, che chiede e ottiene misericordia, e un cuore corrotto dal diavolo. O come in questo caso, tra chi adora il Signore e quanti adorano il Male, ovvero Satana. Detto questo, resta da capire se questa parola del Papa si tradurrà in un qualche documento specifico e come questo sarà del caso articolato. Se cioè colpirà i capi, tutti gli associati, gli “operativi” (omicidi, spaccio e rapine) e soprattutto se colpirà i banchieri, ché senza riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga, di armi, di esseri umani e altro la mafia, la n’drangheta, la camorra, la sacra corona unita  non sarebbero quei mostri tristemente famosi. Da capire, insomma, se la parola del Papa avrà ripercussioni anche sui santuari – d’altronde si tratta di “adoratori” – della mafia, che certo non stanno a Sibari, ma nelle città del Nord, come si è visto di recente nelle inchieste riguardanti Milano.

Un’ultima annotazione, che suona un po’ umoristica quanto tragica allo stesso tempo: la condanna del Papa avviene proprio mentre gli Stati dell’Unione Europea si accingono a comprendere i profitti delle organizzazioni malavitose nel calcolo del Pil nazionale, senza che nessun commentatore che oggi plaude alle parole del papa abbia accennato a una reazione di disgusto alla motizia… ironie della vita.