3 Giugno 2014

Anche senza avere voti, i neonazisti ucraini controllano il governo

Tempo di lettura: 2 minuti

«I candidati dell’estrema destra neofascista e antirussa hanno fatto flop alle elezioni presidenziali ucraine. Sommati insieme i voti ottenuti da Svoboda e Pravii Sektor superano di poco il 2%». Così sul sito Euronews del 26 maggio che annota: «Svoboda, però, può ancora contare su 7 ministri e sottosegretari nel governo di Kiev. Si tratta di un terzo, circa, della compagine ministeriale, una forza che pare chiaramente sovrarappresentare la reale importanza elettorale di queste formazioni estremiste». 

Nota a margine. Una breve notizia che però dice molto. Gli ucraini hanno bocciato i beniamini dell’Occidente che hanno animato piazza Majdan: non solo gli estremisti di destra, ma anche Julia Timoshenko, altro presunto paladino dei diritti degli ucraini, per chiedere invece moderazione attraverso il voto a Petro Poroshenko. Invece il loro voto si è rivelato inutile: con il due per cento dei consensi, gli estremisti neonazisti conservano la loro forza politica (tra l’altro, uomini chiave di tali formazioni controllano gangli nevralgici della sicurezza e della Difesa). Una democrazia invero anomala che sembra dare ragione a quanti hanno interpretato i fatti di piazza Majdan come un colpo di Stato. Bizzarro, o forse no, che l’Occidente sostenga la nuova Ucraina perché portatrice di valori democratici prima negati. Paradossalmente questo voto sembra rivelare il contrario.

In secondo luogo, il cioccolataio Petro Petrochenko sembra essere rimasto ostaggio, non si capisce se volontariamente o meno, dei fautori dello scontro con l’Est: la moderazione e il dialogo con i ribelli filo-russi e con Putin, punto di forza del suo programma che gli ha attirato il largo consenso degli elettori, al momento contano nulla. La parola resta alle armi e il massacro nell’Est prosegue.