20 Maggio 2014

Bazoli, Passera e il governo Renzi

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Qualcosa si muovendo nei palazzi del potere italiano. E di grosso. Indice di questo cambiamento è stata la perquisizione degli uffici di Giovanni Bazoli presso l’Unione bancaria italiana della scorsa settimana. Bazoli, insieme ad altri, è indagato per ostacolo alla vigilanza su alcune operazioni di questo istituto finanziario, del quale è stato consigliere in anni passati. Ma egli è anche il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, il più importante istituto bancario italiano insieme a Unicredit, del quale è il leader incontrastato da anni. Toccare Bazoli quindi non è cosa da poco, vuol dire toccare una delle figure più potenti della finanza italiana. Al di là dell’inchiesta giudiziaria in corso, che probabilmente non vedrà sviluppi significativi – come più o meno tutte le inchieste del genere – resta il fatto che la magistratura ha violato uno dei templi più importanti della “sacra” istituzione italiana.

Oltre alla vicenda giudiziaria, il banchiere deve confrontarsi su di altro fronte aperto: sul Corriere della Sera si è scatenata una lotta all’ultimo sangue. Da una parte la cordata guidata da Bazoli che cerca di difendere l’attuale direttore, Ferruccio De Bortoli, dall’altra una nuova cordata di azionisti, sempre dell’ambito grande finanza, che vorrebbero scalzarlo. Non è solo in ballo il posto da direttore, ma il controllo del più importante giornale italiano. Il nome del possibile sostituto è quello di Mario Calabresi (oggi direttore della Stampa), che si avvarrebbe come vicedirettore di Aldo Cazzullo (in forza al Corriere): il primo, figlio del commissario ucciso da Lotta Continua, è persona specchiata; alla Stampa, però, non sembra aver dato molto: costretto da un riflusso di risorse finanziarie, il giornale ha ridotto la foliazione, ma soprattutto ha abbassato il livello di informazione, riducendo quello che un tempo era uno dei più autorevoli giornali italiani (in particolare per gli Esteri) a un organo di informazione alquanto anonimo. Il secondo ha fama di uomo attento agli equilibri del potere (sua, tra l’altro la biografia agiografica di Edgardo Sogno, uomo al centro di mille misteri relativi al periodo della strategia della tensione). Ma la guerra  è ancora in corso e tutto  è ancora da definire, stante che il cambio di De Bortoli è stato procrastinato più volte.

Lo scontro ricorda in parte quanto avvenne al tempo dei “furbetti del quartierino” dell’epoca Ricucci: anche allora il conflitto tra poteri forti, che vedeva impegnato anche Cesare Geronzi di Banca di Roma, si trovò a duellare sul Corriere della Sera. In effetti il quotidiano di via Solferino è una sorta di cartina di tornasole del potere finanziario, e non solo, italiano: il suo controllo riflette gli equilibri del momento all’interno di tale ambito. Che questo conflitto sia giunto al redde rationem al momento della presa di potere di Renzi può essere un caso o meno, lo si capirà col tempo.

Non sembra invece un caso che Corrado Passera (che vive di vita propria rispetto a Bazoli), già amministratore delegato di Banca Intesa nonché ministro dello sviluppo economico con il governo Monti, abbia rilasciato un’intervista al Corriere per rilanciare il suo progetto politico. Da tempo l’uomo aveva deciso di creare un nuovo organismo politico (aveva partecipato da protagonista ai vari convegni di Todi organizzati dall’associazionismo cattolico) e ora si dice pronto a varcare il Rubicone. Dopo le europee, si capisce, dal momento che se vi avesse partecipato con la sua nuova creatura politica avrebbe preso percentuali da prefisso telefonico, concludendo la sua avventura prima ancora di iniziarla. Come fece Luca Cordero di Montezemolo con Italia Futura prima di lui, aspira a trovare interlocutori tra gli elettori moderati, con l’ambizione di porsi come alternativa-successore di Silvio Berlusconi. Un’idea che nasce anche dall’arretramento di Forza Italia, che lascia aperti ampi spazi di manovra nell’ambito del centro-destra (il trattino è d’obbligo in questo caso). Questa, di manovra, appare alquanto elitaria, anche nella sua presentazione: il generale che la guida ha condiviso da posizioni di vertice l’avventura di Monti, il presidente del Consiglio più esecrato della storia d’Italia. Eppure, impunemente, si ripropone, come nulla fosse accaduto. Un’idea velleitaria destinata all’insignificanza? Forse, ma di certo l’uomo ha rapporti tali che può, invece, dare sostanza al suo progetto. Passera, infatti, è espressione degli stessi centri cultural finanziari (laici e cattolici) che hanno puntato su Renzi e lo hanno portato a Palazzo Chigi in deroga alle normali dinamiche di una democrazia parlamentare.

La discesa in campo di Passera, che ricorda l’analoga di Monti, ha diverse spiegazioni, non necessariamente alternative. La prima è quella di creare una sponda più solida al governo Renzi, stante l’inaffidabilità di Berlusconi in questo ruolo (da sempre il Cavaliere è tollerato e al tempo stesso inviso da questi circoli cultural finanziari); nonché arginare e ridurre all’insignificanza la minoranza del Pd, che di fatto frena l’attivismo renziano (anche se ad oggi è solo a parole). Il secondo obiettivo che si propongono questi circoli è quello di occupare l’intero arco costituzionale, potendo contare su Renzi e su un’opposizione guidata da una figura che è espressione diretta dei suoi interessi. La terza è quella di avere una carta di riserva nel caso Renzi fallisse. Ovviamente, come tutti i progetti politici calati dall’alto, dovrà fare i conti con la realtà.