5 Maggio 2014

Il Papa e la sete di soldi, denaro e potere che dilania la Chiesa

Tempo di lettura: 2 minuti

I simoniaci nell'Inferno di Dante, miniatura

I simoniaci nell’Inferno di Dante, miniatura

Non è buona cosa seguire Gesù e essere preda della vanità, della sete di potere o di denaro: è quanto ha detto Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata presso Casa Santa Marta il 5 maggio. «La vanità non fa bene’. E alcune volte, noi facciamo cose cercando di farci vedere un po’, cercando la vanità. E’ pericolosa, la vanità, perché ci fa scivolare subito sull’orgoglio, la superbia e poi tutto e finito lì».

E, parlando della sete di potere, ha affermato che anche «nella Chiesa ci sono arrampicatori! Ci sono tanti, che bussano alla Chiesa per… Ma se ti piace, vai a Nord e fai l’alpinismo: è più sano! Ma non venire in Chiesa ad arrampicarti! E Gesù rimprovera questi arrampicatori che cercano il potere».

E poi si è soffermato sulla tentazione dei soldi, presente fin dalla prima comunità cristiana: «Questa tentazione c’è stata dall’inizio, e abbiamo conosciuto tanti buoni cattolici, buoni cristiani, amici, benefattori della Chiesa, anche con onorificenze varie… tanti! Che poi si è scoperto che hanno fatto negozi un po’ bui: erano veri affaristi, e hanno fatto tanti soldi! Si presentavano come benefattori della Chiesa ma prendevano tanti soldi e non sempre soldi puliti».

Nota a margine. I peccati denunciati da Francesco appartengono alla natura umana e non toccano la dottrina, se non quando questa è piegata per motivi di vanità, di potere e di soldi. Ma è pur vero che grandi Papi, grandi vescovi, pur essendo fragili di fronte a queste tentazioni, hanno servito la Chiesa in maniera degna, pentendosi del male compiuto, umiliandosi di fronte al Signore. Ma la Chiesa ha conosciuto, conosce, peccati ben più gravi, ovvero quelli che snaturano la dottrina (impugnare la verità rivelata, è il peccato contro lo Spirito Santo che viene commesso in questo caso). Questi peccati sono più subdoli e fanno molti più danni dei primi, perché confondono e ingannano il popolo di Dio (“orrendo e occulto veleno”, secondo la definizione di sant’Agostino). D’altronde è stato lo stesso Francesco a mettere in guardia contro il pericolo della gnosi e del pelagianesimo (l’idea che la conoscenza  e lo sforzo umano siano sufficienti per salvarsi, anche senza l’intervento della grazia di Dio) come pericoli attuali per la Santa Chiesa del Signore.