10 Aprile 2014

Notes, 10 aprile 2014

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Martirio. Lunedì 7 aprile è stato ucciso barbaramente padre Frans van der Lugt, gesuita, a Homs, uno degli epicentri della guerra siriana. «Ha sempre fatto del bene a tutti, con gratuità e amore, e perciò era amato da cristiani e musulmani», ha ricordato il Papa, anche lui gesuita, all’Udienza generale di mercoledì.

«Dove il popolo muore – ha detto il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, anche lui gesuita – muoiono con lui anche i suoi fedeli pastori. In questo momento di grande dolore, esprimiamo la nostra partecipazione nella preghiera, ma anche grande gratitudine e fierezza per avere avuto un confratello così vicino ai più sofferenti nella testimonianza dell’amore di Gesù fino alla fine».

Padre van der Vugt era voluto rimanere in Siria, nonostante l’inferno nel quale era precipitato il Paese nel quale il Signore lo aveva destinato. Interpellato da giornalisti sulla sua decisione, aveva risposto: «Qui su decine di migliaia di cristiani, ne sono rimasti 66. Come potevo lasciarli? Sono responsabile del monastero. Come potrei lasciare? Posso lasciare dietro di me i cristiani? È assolutamente impossibile. Il popolo siriano mi ha dato tanto, tanta gentilezza, tanta ispirazione, e tutto ciò che possiedo. Ora soffre, devo condividere il suo dolore e le difficoltà».

La dinamica dell’omicidio indica un omicidio mirato, non un incidente di percorso: due uomini lo hanno prelevato; poi, dopo averlo picchiato, gli hanno sparato due colpi. Non potendo dare la responsabilità ad Assad, come al solito, diversi media si sono limitati a lasciare nell’inderminatezza i carnefici, che appartengono certamente al novero dei tanti tagliagole scatenati in Siria (da Turchia, Paesi del Golfo e Occidente) per tentare il regime change.

Al di là della responsabilità dell’eccidio, comunque importante per capire le dinamiche di quanto sta avvenendo in Siria, ci permettiamo sommessamente di aggiungere alle parole del Papa la nostra personale gratitudine al Signore che sceglie chi vuole, anche un sacerdote di un Paese lontano, ignoto al mondo prima del suo omicidio, per confortare nella fede i suoi, vicini e lontani. Questa la predilezione del Signore, che sceglie uno per confermare i suoi tanti piccoli, poveri peccatori, sperduti nel mondo. Così che quel sangue versato – la Pasqua insegna – non è amara sconfitta, ma gloriosa vittoria.

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