26 Marzo 2014

Il confessore e il figliol prodigo

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«I sacerdoti devono attendere il penitente al confessionale con pazienza e con lo stesso atteggiamento del padre che vede arrivare da lontano il figliol prodigo. È il monito che il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, ha rivolto ai partecipanti al venticinquesimo corso sul foro interno» iniziato il 24 marzo. «”È un’attesa – ha detto il porporato – paziente, spesso dolorosa, talvolta delusa, ma è sempre possibile abitare il confessionale pregando, meditando, facendo lettura spirituale, offrendo il sacrificio”. E se anche un solo penitente si riconcilia con Dio grazie “alla fedele attesa del suo arrivo, magari preparata con intensa orazione, il tempo impiegato certamente non sarà stato vano”. Il cardinale ha poi invitato a riflettere sulle cause della crisi del sacramento della riconciliazione, mettendola in relazione con la crisi dei confessori. Per questo ha chiesto ai sacerdoti di essere fedeli al sacramento della confessione: “per voi stessi innanzitutto”, ha detto, perché un prete “non può trascurare di confessarsi regolarmente e frequentemente”». Così sull’Osservatore romano del 26 marzo.