12 Marzo 2014

Cronache da Roma bombardata

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La buche di Roma sono famose ormai: ne hanno parlato giornali e Tv, tanto da diventare un caso internazionale. Così accennarne anche nel nostro sito appare facile quanto abusato esercizio. Chiediamo venia per questa digressione su un tema noto, ma non possiamo esimerci, dal momento che queste strade butterate sono quelle che percorriamo ogni giorno.

Ed eccoci al punto: a un mese da una pioggia anomala le vie di Roma appaiono ancora di impervia viabilità e la capitale dell’Italia sembra abbia ancora a smaltire i postumi di un anomalo tsunami. Vie il cui asfalto è disgregato, buche dappertutto, un po’ come avviene in alcune capitali africane: un gemellaggio viario a distanza, in analogia a quanto avviene per altri comuni italiani.

Ci sono buche artistiche, belle contornate e in posa plastica; le buche trabocchetto, che te ne accorgi solo quando ci caschi dentro, le buche a fessura, che timide cercano la ruota, ma senza darlo troppo a vedere; le buche della mala, che chiedono il pizzo in cambio del via libera.

Le leggende urbane narrano di buche semoventi, che si spostano all’ultimo momento per tragediare malcapitati autoveicoli in transito; altre leggende parlano di buche talmente profonde da far scomparire per sempre uomini e camion (titolo anche di una famosa trasmissione radiofonica); alcune di queste sono state dichiarate patrimonio dell’umanità dall’Unesco e sono meta di spedizioni esplorative da parte di speleologi di fama internazionale (di una di queste spedizioni si sono perse le tracce da due settimane). Circoli di ufologi sostengono che alcune mettano in comunicazione con mondi alieni, tanto che avrebbero prove di avvistamenti in prossimità delle stesse (alieni sarebbero stati fotografati mentre erano intenti all’opera di riparazione, preoccupati di veder precipitare sulle loro teste autobus pieni di romani – per loro extracomunitari); ci sono poi le buche magiche, che appaiono e scompaiono per incanto sempre nello stesso punto (sono nate delle discipline universitarie per studiare il misterioso fenomeno). 

Ma al di là della fenomenologia bucaiola, con il passar del tempo le cose si stemperano, soprattutto nella città eterna. E ci si affeziona pure alle buche più familiari, quelle che si incontrano nelle strade più frequentate, ormai elemento decorativo fisso del paesaggio urbano. E che eviti con sorridente nonchalance ma anche con una punta di apprensione: ci sarà ancora domani ad aspettarmi? Già perché alcune nel tempo vanno a scomparire, anche se con una celerità bradipica (pare che alcuni di questi simpatici animali sono stati assoldati dal Comune alla bisogna). Vengono rappezzate alla meglio, le buche, con materiale di risulta, così che alla prima pioggia possano ritornare al loro antico splendore. Così oltre alle buche, le strade romane si arricchiscono di collinette che, con il loro dolce digradare, accompagnano i viaggiatori nei loro spostamenti urbani.

Ma come si è arrivati a tutto questo? Tutti puntano il dito sul povero sindaco di Roma, il Sottomarino. Ed è vero che il nostro ci ha messo del suo. Passerà alla storia come il sindaco che ha chiuso al traffico via dei Fori imperiali, misura di rilevante importanza per risollevare le sorti dell’Urbe. E per i suoi viaggi in giro per il mondo alla ricerca idee nuove per amministrare Roma (ora è a Parigi), della quale lui, genovese, sa poco e che difficilmente può comprendere all’estero. Ma lui è solo una parte del problema. Infatti, il peggior sindaco che Roma abbia mai avuto non si è scelto da solo, altri lo hanno fatto per lui. Si sono pentiti i centro-sinistri (definizione legata alle famose buche) e hanno fatto pubblici mea culpa. Ma se il genovese atipico è ancora là vuol dire che qualcuno ancora lo sostiene…

Quando il Sottomarino fu eletto era ovvio che avrebbe vinto il centro-sinistra: Alemanno era stato sommerso da una nevicata affrontata con sagacia balneare, chiudendo alla sua coalizione qualsiasi possibilità di successo. Se il centro-sinistra avesse candidato un’anaconda, avrebbe vinto lo stesso. E anaconda fu…

La colpa, anzi il dolo, è quindi del Sottomarino de’ noantri, certo, ma anche di chi lo ha scelto. Politici aggrovigliati in una lotta all’ultimo sangue per le posizioni di leadership del partito. E che per questo hanno scartato la candidatura, data per scontata, di Zingaretti. Dirottato alla più mesta Regione, il fratello di Montalbano ha pagato il terrore dei suoi compagni di partito, la paura cioè che il proscenio del Campidoglio gli schiudesse un destino da leader nazionale, com’è avvenuto in passato per altri sindaci della capitale. Una classe politica poco lungimirante, che rottamando una delle poche facce presentabili al grande pubblico (al di là delle opinioni personali sull’uomo) è finita rottamata da un altro e più potente rottamatore. Così che le buche di Roma sono anche il simbolo di una guerra finita male, di una sconfitta della politica e di una classe dirigente. Una sconfitta che lascia i segni, come quelle buche che appaiono funesti lasciti di un bombardamento del passato.

Oggi quella classe politica si contorce nel tentativo di ritrovare lo smalto perduto, con tattiche da guerriglia e imboscate in stile vietkong per affossare il Renzi nazionale. E va pure bene, dal momento che almeno c’è un po’ di dialettica in questo conformismo dilagante che accomuna la politica ai media di questo regime soft. Ma il treno della storia, una volta perso, è di difficile rincorsa. Soprattutto se l’antagonista può godere dell’appoggio incondizionato di Berlusconi che grazie a questa condiscendenza si è guadagnato un insperato salvacondotto giudiziario. Difficile l’arte della politica, ancora più difficile se non c’è un orizzonte adeguato.