10 Marzo 2014

Siria: liberate le suore di Maaloula

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Sono state liberate le suore di Maaloula (13 suore e 3 aiutanti), sequestrate a dicembre da una delle tante frange dell’opposizione siriana, probabilmente i miliziani di Al Nusra. In questi mesi sono state diverse le trattative sottotraccia dispiegate per giungere alla loro liberazione; sembra che alla fine si sia giunto a un accordo che prevede uno scambio di prigionieri: il governo si sarebbe impegnato a scarcerare oltre cento detenute. «Quello che l’esercito siriano ha realizzato in Yabroud ha facilitato questo processo», così il vescovo siriano greco-ortodosso Louka Khoury ha spiegato la liberazione. Il riferimento è all’attacco, avvenuto nei giorni scorsi, da parte delle truppe di Damasco a quella che è considerata una delle roccaforti dei cosiddetti ribelli. Ma la di là delle spiegazioni, resta il sollievo per la liberazione di queste donne consacrate: una storia finita bene, difficile trovarne altre nell’inferno siriano.

Subito dopo il loro sequestro, i rapitori avevano comunicato che il rapimento era solo una misura cautelativa per impedire che le religiose venissero uccise negli scontri causati dall’attacco delle truppe di Damasco a Maaloula e che le stesse sarebbero state liberate dopo due giorni. Come si è visto erano menzogne a uso propagandistico, per gettare discredito sul regime e per mettere a tacere l’indignazione internazionale (e l’imbarazzo dei loro sponsor esteri) che aveva suscitato l’azione. 

Resta ancora oscuro il destino di monsignor Paul Yazigi, arcivescovo della Chiesa greco-Ortodossa di Aleppo, e di monsignor Yohanna Ibrahim, arcivescovo della Chiesa Ortodossa di Siria, rapiti anche loro dai cosiddetti ribelli nell’aprile del 2013, come anche la sorte di padre Paolo dall’Oglio, gesuita, le cui tracce si sono perse il 27 luglio dello stesso anno mentre si trovava in una zona controllata sempre dai ribelli. 

La guerra civile siriana ormai si consuma dal marzo del 2011 e continua a mietere vittime: così che il sollievo per questa buona notizia si accompagna all’amarezza per le tante, troppe vittime innocenti sacrificate sull’altare degli interessi geopolitici internazionali. «Ma voi pensate che oggi non si facciano, i sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti!», aveva detto il Papa il 18 novembre del 2013. Forse non si riferiva alla Siria, ma ci sembra la frase adatta per chiudere questa breve riflessione.