8 Marzo 2014

Il Papa e il digiuno gradito al Signore

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I farisei criticavano i discepoli del Signore perché non osservavano il digiuno: questo il passo del Vangelo che ha commentato il Papa nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 7 marzo, spiegando come i farisei avevano fatto diventare la religione una formalismo, «un’etica». «Ricevere dal Signore l’amore di un Padre, ricevere dal Signore l’identità di un popolo e poi trasformarla in una etica è rifiutare quel dono di amore. Questa gente ipocrita sono persone buone, fanno tutto quello che si deve fare. Sembrano buone! Sono eticisti, ma eticisti senza bontà, perché hanno perso il senso di appartenenza a un popolo!». 

Invece già Isaia aveva indicato qual era il digiuno che vuole Dio: «Sciogliere le catene inique», «rimandare liberi gli oppressi», «dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri senza tetto», «vestire» gli ignudi.

«Quello è il digiuno che vuole il Signore! Digiuno che si preoccupa della vita del fratello, che non si vergogna – lo dice Isaia stesso – della carne del fratello. La nostra perfezione, la nostra santità va avanti con il nostro popolo, nel quale noi siamo eletti e inseriti. Il nostro atto di santità più grande è proprio nella carne del fratello e nella carne di Gesù Cristo. L’atto di santità di oggi, nostro, qui, nell’altare, non è un digiuno ipocrita: è non vergognarci della carne di Cristo che viene oggi qui! È il mistero del Corpo e del Sangue di Cristo. È andare a dividere il pane con l’affamato, a curare gli ammalati, gli anziani, quelli che non possono darci niente in contraccambio: quello è non vergognarsi della carne!». 

Il Papa ha poi invitato a fare l’elemosina non come atto formale, ma facendo attenzione alla persona. A visitare gli ammalati, accennando al tesoro della tenerezza: quando so che una persona è ammalata «la saluto con tenerezza? C’è un segno che forse ci aiuterà, è una domanda: so carezzare gli ammalati, gli anziani, i bambini o ho perso il senso della carezza?».