7 Marzo 2014

Notes, 7 marzo 2014

Tempo di lettura: 2 minuti

Quaresima. «Ti preghiamo Signore, perché abbiamo peccato contro di te: chiediamo il tuo perdono, anche se non lo meritiamo. Porgi la tua mano a noi caduti, tu che al ladrone che ti ha riconosciuto apristi le porte del Paradiso. La nostra vita sospira nel dolore, e non possiamo migliorare il nostro agire. Se aspetti non ci correggiamo, se ci castighi, non duriamo. Porgi la tua mano a noi che siamo caduti, tu che al ladrone che ti ha riconosciuto apristi le porte del Paradiso».

È una preghiera della liturgia ambrosiana cara al cuore di don Giacomo Tantardini. Ne accennava durante la santa Quaresima, come a una fonte di conforto per il cuore e di ispirazione per la preghiera, alla quale la Chiesa invita in questo tempo santo i suoi poveri peccatori. Questo il testo latino:

Rogamus te, Domine Deus, quia peccavimus tibi: veniam petimus, quam non meremur. Manum tuam porrige lapsis, qui latroni confitenti paradisi ianuas aperuisti. Vita nostra in dolore suspirat, et in opere non emendat. Si expectas, non corripimur, et si vindicas, non duramus. Manun tuam porrige lapsis, qui latroni confitenti paradisi ianuas aperuisti.

Così don Giacomo commentava questa preghiera: «Come è bello quel latroni confitenti! Non ha fatto niente quell’assassino. Lo ha solo riconosciuto. Ha solo riconosciuto. Confessio. E domandato. Supplex confessio: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. Solo quel “Gesù”, quel: “Ricordati di me”. Solo quel riconoscimento supplice. E Gesù gli ha detto: “Oggi sarai con me in Paradiso” (cfr. Lc 23, 39-43). Oggi, in questo istante. Come nel sacramento della confessione: “Io ti assolvo”. Così, in questa fede di un istante, così si comunica anche a noi la salvezza di Gesù Cristo» (dal libro Anche la Fede domanda).

A ulteriore commento del testo, e come ausilio alla preghiera per questa santa Quaresima, pubblichiamo questa lettura tratta dal mensile 30giorni (n. 12, 2007), ispirata sempre da don Giacomo:

Lettura spirituale/14

dal Piccolo catechismo romano:
«… come vinciamo con il suo aiuto, così, se di nuovo non ci aiuta, siamo vinti» 

dal Vangelo secondo Luca:
«Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi» (Lc 18, 1) 

Indiculus 

È una grazia il rimanere in grazia 

Neminem etiam baptismatis gratia renovatum idoneum esse ad superandas diaboli insidias et ad vincendas carnis concupiscentias, nisi per quotidianum adiutorium Dei perseverantiam bonae conservationis acceperit. Quod eiusdem antistitis in eisdem paginis doctrina confirmat, dicens: «Nam quamvis hominem redemisset a praeteritis ille peccatis, tamen sciens iterum posse peccare, ad reparationem sibi, quemadmodum posset illum et post ista corrigere, multa servavit, quotidiana praestans illi remedia, quibus nisi freti confisique nitamur, nullatenus humanos vincere poterimus errores. Necesse est enim, ut quo auxiliante vincimus, eo iterum non adiuvante vincamur» (Denzinger 241). 

Nessuno, anche se rinnovato dalla grazia del battesimo, è capace di superare le insidie del diavolo e di vincere le concupiscenze della carne, se non riceve attraverso il quotidiano aiuto di Dio la perseveranza nel conservare il bene. Lo conferma, nelle stesse pagine, l’insegnamento del medesimo pontefice [Innocenzo], che dice: «Infatti Egli [Dio], benché abbia redento l’uomo dai peccati passati, sapendo tuttavia che poteva peccare di nuovo, si riservò molti modi con i quali poterlo nuovamente risollevare – anche una volta ricaduto nel peccato –, concedendogli aiuti quotidiani; se su questi aiuti non ci appoggiamo con fiducia e speranza, non potremo in alcun modo vincere gli errori umani. È infatti inevitabile che, come vinciamo con il suo aiuto, così, se di nuovo non ci aiuta, siamo vinti».

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