7 Marzo 2014

La Crimea verso l'adesione alla Russia

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Si tratta in Ucraina, ma senza abbassare i fucili, anzi mostrando sempre più i muscoli. E, come prevedibile, la Crimea anticipa il referendum sulla secessione dall’Ucraina, da fine marzo alla prossima settimana, aggiungendovi la proposta di adesione alla Russia. Passerà, ovviamente, e presto la regione potrebbe tornare nell’alveo dell’antica madrepatria. Gli Usa denunciano la violazione delle norme internazionali, dimenticando che a inventare referendum di questo tipo furono proprio loro in Kosovo, ignorando le proteste di tanti osservatori internazionali – non solo della parte allora antagonista – che indicavano nella consultazione kosovara un precedente disastroso per il diritto internazionale.

Al di là degli sviluppi della situazione sul campo, che al momento non dovrebbe riservare escalation militari, val la pena di analizzare la vicenda della telefonata tra Lady Ashton e il ministro degli Esteri estone Urmas Paet, riportata in nota, riguardante i famigerati cecchini ucraini. Il “lavoro” oscuro di questi assassini è stato fondamentale per la riuscita della rivoluzione, facendo precipitare la situazione e gettando un’ombra oscura sul governo di Kiev. Le notizie delle esecuzioni mirate avvenute nel “viale dei cecchini” (definizione della Stampa del 7 marzo) sono rimbalzate su tutti i giornali del mondo, scandendo con il loro tragico susseguirsi i giorni di piazza Maidan.

La prima considerazione che si impone è che i quotidiani più importanti d’Italia non hanno neanche riportato la notizia della telefonata che ribaltava la narrativa corrente della rivoluzione ucraina, che pure era una vera “bomba”, soprattutto dopo la pronta conferma della sua autenticità da parte del ministro degli Esteri estone. Una constatazione che getta un’ombra sul modo in cui è coperta a livello giornalistico la crisi ucraina. 

La seconda considerazione è che la fonte del ministro estone è Olga Bogomolets, una delle attiviste di Piazza Maidan tra le più intervistate dai media occidentali, quindi non certo una fonte priva di informazioni. Olga avrebbe poi smentito, quando l’intercettazione è venuta fuori: una ritrattazione sospetta, dal momento che al ministro estone – come riporta la conversazione telefonica – aveva fatto vedere foto e referti medici, oltre ad aver riportato le testimonianze di dottori da lei interpellati e, probabilmente, notizie di perizie balistiche, dal momento che nella telefonata si accenna anche al tipo di proiettili usati. Insomma quando Olga si confida con il ministro estone è in possesso di una documentazione notevole e di testimonianze varie, non sono solo sue impressioni. L’unica sensazione riportata, ma anche questa è molto significativa, è che all’opposizione non interessa indagare sugli autori dei crimini: se a dirlo è una delle leader dell’opposizione… Così è più credibile la prima versione di Olga che non la smentita successiva, presumibilmente dettata dalla preoccupazione di non gettare ombre sul nuovo corso ucraino o altro (pressioni?).

Ma l’importanza della conversazione telefonica risiede anche nelle reazioni della Ashton: alle notizie riferite da Paet, la sua interlocutrice risponde con uno stringato «interessante» e una laconica promessa di investigazioni successive (saranno mai fatte?).

Il povero ministro estone non capisce e insiste, fa presente che la cosa può gettare un’ombra sulla coalizione delle opposizioni; a questo punto la Ashton lo zittisce, spiegando al suo interlocutore sostanzialmente che non si può disturbare il nuovo corso politico, che gli attivisti devono stare al loro posto e che della vicenda se ne riparlerà dopo le elezioni del 25 maggio (ovvero mai). Una reazione agghiacciante, se si considera anche l’autorevolezza della fonte che riferiva quelle notizie, un ministro degli esteri. Lady Ashton era perfettamente a conoscenza del valore che la stampa e l’opinione pubblica internazionale attribuiva all’opera dei cecchini e delle accuse rivolte al presidente ucraino Yanukovich. Eppure ha semplicemente invitato il suo interlocutore a non dar peso agli attivisti scomodi, ché il loro lavoro doveva limitarsi alle comparsate di piazza Maidan, e a non disturbare con la diffusione di quelle notizie il nuovo corso politico.

I nostri giornali si sono interrogati per anni sulla corruzione della politica italiana. Al confronto di lady Ashton sono dei dilettanti… Ma al di là della figura del capo della diplomazia europea (sic), tutta questa vicenda dimostra quanto oscuro sia il quadro che circonda gli avvenimenti ucraini. E come la disinformazione sia un’arma più potente dei carri armati e dei jet. Sono le guerre moderne, quelle che abitano e vivono di internet. Non per questo, si è visto a piazza Maidan, sono meno sanguinarie di quelle del passato.