14 Febbraio 2014

Vermeer, Ragazza con l’orecchino di perla

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Ne parlano tutti di questo quadro, e non possiamo non parlarne anche in Riquadri. Si tratta della Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, esposta a Bologna e oggetto di un vero fenomeno di febbre collettiva: 4mila persone al giorno in coda, quasi 200mila prenotazioni. Il quadro è di proprietà del Mauritshuis dell’Aja, museo attualmente in restauro, che ha fatto girare un gruppo di opere delle sue raccolte proprio per finanziare i lavori. Dopo aver fatto il giro dei continenti queste opere, di cui il quadro di Vermeer è decisamente la maggiore attrattiva, hanno fatto un’unica tappa in Europa, proprio a Bologna. In sostanza anche noi partecipiamo alla ristrutturazione del museo della capitale olandese…

Quindi, rilevata la demenziale insensatezza dell’operazione, veniamo alla Ragazza vermeeriana. Una Ragazza mediatica come pochi altri quadri al mondo: quando un’opera si trasforma così clamorosamente in feticcio diventa davvero complicato guardarlo. Non sai più se guardi l’oggetto già di per sé fitto di misteri, o se invece stai ragionando delle fantasie che da quest’oggetto si sono germinate in modo che dir irrazionale è dire poco.

Però un paio di ragionamenti “attaccati” il più possibile all’opera si possono fare. Ad esempio c’è da mettere in conto come questo quadro abbia assunto l’etichetta di capolavoro solo nel nostro secolo. Questo non per diminuirlo, ma per fare i conti con l’oscillazione degli sguardi che a volte assume scarti così radicali. Capire che il nostro non è uno sguardo assoluto, chiedersi perché un’opera che oggi suscita tante emozioni sia risultata sostanzialmente inerte allo sguardo di uomini di altre epoche (basta anche solo chiederselo), è operazione sempre mentalmente salutare. Quello di Vermeer non è il solo caso, ma certo è uno dei più clamorosi.  

 

Resta il fatto che feticcio o non feticcio, questo di Vermeer è un grande quadro che ha fatto i conti con una discreta sfortuna storica e che andrebbe affrontato nella sua materialità. Olio su tela, cm. 44,5 per 39; tecnicamente il soggetto è una “tronie” esotica, un soggetto molto richiesto dal mercato olandese: personaggi dipinti dal vero ma vestiti di simbologie vaghe, oggi spesso difficili da interpretare. I “tronie” sono riconoscibili proprio per particolari o abbigliamenti insoliti. La nostra ragazza ad esempio ha una giacca giallo verde, probabilmente di lana, con maniche lunghe e un’arricciatura sul retro com’era di moda nell’Olanda intorno al 1565/70; il turbante invece è un tocco fuori luogo, decisamente esotico. Ed è un tocco di una bellezza ammaliante, con quel panno di un giallo-sole, tenuto fermo da una fascia azzurro oltremarino dipinta con colori bagnati. Poi c’è la perla di dimensioni davvero spropositate: Vermeer in realtà avrebbe camuffato con la sua pittura magistrale quella che era una delle perle di vetro, smerciate in tutt’Europa con la consueta abilità dai commercianti veneziani.

Ma l’arma vincente della Ragazza non è la perla, al centro di tante fantasie letterarie e cinematografiche. L’arma vincente è quel suo “voltarsi”. È nel mistero di quel gesto la magia, la bellezza, l’attrattività di questo quadro. Perché si volta? Chi guarda? Chi ha attirato la sua attenzione? O di chi vuole calamitare l’attenzione? Nel suo voltarsi c’è comunque un qualcosa di imprevisto. Come un rapporto non preventivato, che accende di vita quella che poteva essere solo una banale posa. C’è un discrimine sottile tra una cosa e l’altra: non c’è bisogno che accadano segnali clamorosi perché un avvenimento si insinui nella normalità della vita. Non sappiamo cosa accada in quell’istante che Vermeer con magistrale capacità e distacco, da osservatore che registra ma non vuol aggiungere nulla, ha messo sulla tela. Non sappiamo cosa: ma è certo che qualcosa accada. Vermeer allude e non dice. Proprio in questo sta la bellezza della sua Ragazza.