12 Febbraio 2014

Storico incontro Cina-Taiwan

Tempo di lettura: 2 minuti

imgres«Pace fatta tra il gigante e l’isola ribelle? Non si tratta di un vero e proprio abbraccio ma comunque di un significativo “disgelo”.  Taiwan e Cina hanno deciso di riannodare i fili di un dialogo tormentato a Nanchino, città carica di risonanze simboliche. Qui c’era la capitale del governo nazionalista di Ciang Kai-Shek, durante la guerra contro i comunisti di Mao. Qui è seppellito il fondatore della Cina Repubblicana, quel Soon Yhat-Sen venerato tanto a Pechino che a Taipei. Un dialogo – con l’incontro tra i responsabili delle relazioni tra i due Paesi: Zang Zhijun per la Cina e Wang Yu-Chi, per Taiwan – coronato da un risultato concreto: Cina e Taiwan apriranno uffici di rappresentanza per le organizzazioni semi-ufficiali che si occupano dei rapporti tra i due lati dello stretto». Così inizia un articolo di Avvenire del 12 febbraio a firma Luca Miele (Cina e Taiwan riscoprono il dialogo). È la prima volta, a 65 anni dalla fine della guerra civile, che i due Paesi fanno un accordo. Restano le divergenze, con la Cina che vorrebbe piantare la propria bandierina sull’isola, la quale, invece, vuole conservare la sua autonomia. Ma più che le divergenze poté l’economia: Taiwan non può ignorare il vicino colosso economico, essenziale per la crescita delle sue imprese. Di per sé il passo è minimale, ma dal momento che quella zona d’Asia sta vivendo una stagione di tensioni, è un passo in controtendenza. Non potrà forse avere un effetto domino sui Paesi circostanti, ma può contribuire a un attutimento delle tensioni.