30 Gennaio 2014

Ecco il nuovo accordo tra Renzi e Berlusconi in attesa del test in Aula

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Pare fatta: l’accordo tra Renzi e Berlusconi c’è. Alcune lievi modifiche alla legge elettorale: innalzamento (minimale) della soglia per ottenere il premio di maggioranza dal 35% al 37%; un piccolo aiutino alla Lega con la possibilità di accedere al Parlamento ai partiti che hanno il 9% in almeno tre regioni (possibile la creazione in futuro di ulteriori partiti a base locale); infine un abbassamento della soglia di sbarramento per tutti i partiti che fanno parte delle coalizioni, che passa dal 5% al 4.5%. Una vera follia quest’ultima: se un partito entra in una coalizione e prende il 3% potrebbe far scattare il premio di maggioranza all’alleato forte senza ottenere eletti.

Di fatto nuova la legge consegna l’Italia al bipolarismo per i prossimi venti anni e forse più, dal momento che la soglia di sbarramento per partiti che non volessero accordarsi con i due partiti maggiori resta altissima: l’8%. Soglia talmente alta che impedirà a chiunque di costituire un partito altro e diverso dai due egemoni per decenni (Grillo è un’eccezione, forse momentanea, alla regola). Il fatto che resti un sistema senza preferenze fa sì che i parlamentari, peraltro ridotti nel numero dal momento che si abolirà il Senato, saranno decisi a tavolino dalle segreterie dei due partiti maggiori. Invece di avere una ridda di clientele locali, questo il pericolo che viene sbandierato per obiettare alle preferenze, si avrà una mega-clientela nazionale decisa dai segretari di due partiti.

Tutto in nome della governabilità. Invero c’è stato un periodo dove in Italia non c’erano problemi di governabilità: è durato un ventennio e non ha portato gran bene al Paese. Proprio per rimediare a questo deficit di democrazia, nel secondo dopoguerra si era costituito un sistema elettorale inclusivo, che permettesse cioè la possibilità di accedere al Parlamento a realtà politiche non troppo significative in termini di voti, ma rappresentative di ambiti culturali diversi dai partiti maggioritari. Se la legge passerà in questo modo, potrà accadere che se un partito prende quasi tre milioni di voti (molti di più di quelli che ha preso Renzi alle primarie del Pd) rimarrà fuori dal Parlamento: al confronto il giustamente vituperato Porcellum era un esempio di democrazia…

La minoranza del Pd sembra voler dare battaglia. Ha i numeri in Parlamento e potrebbe. Ma teme la trappola di Renzi: se la legge elettorale non passa si va al voto e la colpa non sarà del segretario del Partito democratico ma loro. Anche i piccoli partiti lamentano i deficit di questa legge, e però il loro peso non è forte in Parlamento quindi potranno solo giocare di sponda con la minoranza del Pd. Ma il coordinamento per un’azione comune sembra arduo.

Tanti dunque i motivi per i quali la legge sembra destinata a passare, magari con limature successive che consentano a tanti di potersi presentare ai media come salvatori della patria. 

D’altronde l’unico partito che potrebbe scardinare questo asse Renzi-Berlusconi è il movimento Cinque stelle: ha i numeri per giocare la partita usando come sponda, e facendo sponda, a posizioni critiche altrui. Ma dovrebbe uscire dal solipsismo. Anche qui, almeno al momento, la cosa sembra ardua.