27 Gennaio 2014

Il Papa e i tanti, e anonimi, sacerdoti santi

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L’unzione di Davide

Nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 27 gennaio, il Papa ha preso spunto dalla lettura del giorno, l’unzione di re Davide, per parlare dell’unzione dei pastori della Chiesa: «I vescovi non sono eletti soltanto per portare avanti un’organizzazione, che si chiama Chiesa particolare. Sono unti, hanno l’unzione e lo Spirito del Signore è con loro. Ma tutti i vescovi, tutti siamo peccatori, tutti! Ma siamo unti. Ma tutti vogliamo essere più santi ogni giorno, più fedeli a questa unzione. E quello che fa la Chiesa proprio, quello che dà l’unità alla Chiesa, è la persona del vescovo, in nome di Gesù Cristo, perché è unto, non perché è stato votato dalla maggioranza. Perché è unto. E in questa unzione una Chiesa particolare ha la sua forza».

E, di seguito, ha proseguito spiegando: «Al contrario non si capisce la Chiesa, ma non solo non si capisce, non si può spiegare come la Chiesa vada avanti soltanto con le forze umane. Questa diocesi va avanti perché ha un popolo santo, tante cose, e anche un unto che la porta, che l’aiuta a crescere. Questa parrocchia va avanti perché ha tante organizzazioni, tante cose, ma anche ha un prete, un unto che la porta avanti. E noi nella storia conosciamo una minima parte, ma quanti vescovi santi, quanti sacerdoti, quanti preti santi che hanno lasciato la loro vita al servizio della diocesi, della parrocchia; quanta gente ha ricevuto la forza della fede, la forza dell’amore, la speranza da questi parroci anonimi, che noi non conosciamo. Ce ne sono tanti!».

Tanti sacerdoti anonimi santi, ma sui giornali vanno gli scandali commessi da alcuni di loro, ha chiosato il Papa, ricordando la massima relativa al silenzio che accompagna una foresta che cresce contrapposto al frastuono dell’albero che cade. «Oggi pensando a questa unzione di Davide, ci farà bene pensare ai nostri vescovi e ai nostri preti coraggiosi, santi, buoni, fedeli e pregare per loro. Grazie a loro oggi noi siamo qui!».