25 Gennaio 2014

"Toti consigliere politico" Berlusconi irrita i fedelissimi

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Silvio Berlusconi prova a smarcarsi dai falchi e tiene duro su Giovanni Toti, direttore del Tg4 da ieri consigliere politico di Forza Italia. Altro nome del giornalismo chiamato alla politica, dopo tanti a destra e a sinistra. Di lui si sa che ha un carattere incline al dialogo, cosa che può far bene alla politica italiana, tanto che ha ricevuto felicitazioni anche da Matteo Renzi e Pierluigi Bersani. 

I falchi masticano amaro e mordono il freno: in fondo hanno tentato di tutto per far cadere il governo Letta in asse con Renzi per lungo tempo e ora si trovano spiazzati da questa scelta aziendalista. Con Toti Berlusconi prova a dare un volto nuovo al centrodestra, affiancandogli figure giovani. Mosse che non possono di certo mettere in dubbio una vittoria renziana in eventuali prossime elezioni, ma potrebbero portare un minimo di aria nuova in politica: il libero volo dei falchi ha prodotto disastri. 

Nell’altro campo Nichi Vendola respinge in parte le avance di Renzi e chiede alleanze politiche rifiutando la confluenza di Sel nel Pd. Si tiene le mani libere, quindi, e si pone come interlocutore privilegiato delle classi lavoratrici, degli ultimi e delle minoranze, come spiega nelle interviste. Finora non gli è riuscito granché, come indicano le percentuali raccolte dal suo partito, ma spera in un futuro migliore. La novità è che alle prossime elezioni il suo partito si presenterà senza il marchio Vendola: piccolo segnale in controtendenza. I partiti personalizzati che hanno imperversato in Italia negli ultimi anni, a destra come a sinistra, non hanno dato grande prova di progettualità globale, puntando tutto sul fascino e la rappresentatività del leader, in grado di calamitare facili consensi per lo charme più che per altro. Puntare sulla proposta globale di un partito più che sulla persona potrebbe favorire una maggiore riflessione dell’elettorato. Almeno questo è l’auspicio di Vendola. E non solo il suo.

Altra considerazione che emerge nelle interviste del leader di Sel riguarda i piccoli partiti: ai suoi interlocutori spiega come i grandi partiti chiedano i voti di questi e, allo stesso tempo, non vogliono siano rappresentati in maniera adeguata. Ragionamento non privo di senso.