23 Gennaio 2014

Sangue nelle strade di Kiev cinque morti negli scontri tra regime e filo-europei

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Come prevedibile, si alza il livello dello scontro a Kiev. Mentre è in corso l’occupazione di una delle piazze principali della capitale Ucraina, piazza Maidan, una fazione di estremisti ha iniziato ad attaccare la polizia, la quale a sua volta ha reagito. Tre i morti: uccisi dalla polizia, dicono i dimostranti, uccisi dagli ultras, rispondono le autorità.

Motivo dello scontro l’accordo del presidente ucraino Yanukovich con Putin. Gli oppositori invece vorrebbero un accordo con l’Unione europea e chiedono elezioni immediate.

Gli scontri continueranno, anche perché il presidente si sente legittimato dalle precedenti elezioni, che gli osservatori europei hanno certificato come consone a standard democratici, e vede la sua decisione in favore di Mosca come unica possibilità reale di uscire dalla crisi che attanaglia il Paese. Ma sull’Ucraina da tanto tempo si gioca una partita potenzialmente mortale. La Russia non vuol cedere la sua influenza perché automaticamente sarebbe relegata a una dimensione asiatica, cosa agognata da certo mondo occidentale, almeno da quando il segretario di Stato americano Zbigniew Brzezinski, erano la fine degli anni ’80, la immaginò nella sua omonima “dottrina”.

Un braccio di ferro durissimo: se le autorità usano il pugno di ferro – fino a un certo punto, il mondo è cambiato e certi metodi del passato non possono tornare – anche gli oppositori non scherzano e schierano in prima fila i militanti di varie formazioni neonaziste. Strani compagni di merende per l’Occidente.