22 Gennaio 2014

Il Papa: per essere fedeli al Signore chiediamo di custodire la nostra piccolezza

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Nell’omelia di Casa Santa Marta del 21 gennaio il Papa ha parlato del rapporto tra il Signore e l’uomo, un rapporto che è sempre «personale», «non è un dialogo fra il potente e la massa», un «dialogo fra Dio e la piccolezza umana». Perché il Signore, quando sceglie, «sceglie sempre i piccoli».

Così è accaduto nella predilezione per Davide, quando scarta i vari figli di Iesse e sceglie Davide perché era «il più piccolo […] l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore. Il Signore sceglie secondo i suoi criteri». E Lui sceglie «i deboli e i miti, per confondere i potenti della terra».

«Tutti noi col Battesimo siamo stati eletti dal Signore. Tutti siamo eletti. Ci ha scelto uno per uno. Ci ha dato un nome e ci guarda. C’è un dialogo, perché così ama il Signore. Anche Davide poi è diventato re e ha sbagliato. Ne ha fatti forse tante, ma la Bibbia ci racconta due sbagli forti, due sbagli di quelli pesanti. Cosa ha fatto Davide? Si è umiliato. E’ tornato alla sua piccolezza e ha detto: “Sono peccatore”. E ha chiesto perdono e ha fatto penitenza […] ha custodito la sua piccolezza, col pentimento, con la preghiera, con il pianto».

E ha concluso: «La fedeltà cristiana, la nostra fedeltà, è semplicemente custodire la nostra piccolezza, perché possa dialogare con il Signore. Custodire la nostra piccolezza. Per questo l’umiltà, la mitezza, la mansuetudine sono tanto importanti nella vita del cristiano, perché è una custodia della piccolezza, alla quale piace guardare il Signore».