21 Gennaio 2014

L'Onu costretta a rimangiarsi l'invito a Teheran

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Salta la partecipazione dell’Iran alla conferenza di pace siriana. La fazione dell’opposizione ad Assad che ha accettato di partecipare all’incontro di Montreux, l’unica delle tante forze in campo, ha reagito duramente all’invito ufficiale rivolto a Teheran da Ban Ki-moon. E minacciato di ritirare la propria delegazione. Da qui anche l’opposizione del Dipartimento di Stato americano. Così l’Onu ha dovuto fare retromarcia: l’Iran resta fuori. Una vittoria di quanti tentano di sabotare un eventuale processo di pace in Siria, dal momento che la presenza iraniana avrebbe avuto un peso notevole per sbloccare la situazione.

Non solo. Ieri è iniziato il periodo di prova per quanto riguarda il nucleare iraniano: l’accordo raggiunto a Ginevra sul punto prevede che l’Iran receda dal programma nucleare a scopi bellici ma possa svilupparlo per usi civili, ovvero che non possa arricchire l’uranio oltre il venti per cento. In cambio sono stati sbloccati sette miliardi di euro di Teheran congelati nelle banche mondiali. Un accordo minimale, che rischia di saltare ogni giorno, dal momento che trova forti resistenze. L’iniziativa dell’Onu di coinvolgere Teheran a Montreux è stata vista da quanti ostano all’accordo con l’Iran come un ulteriore cedimento, da qui il fuoco di sbarramento che ha rischiato di far saltare la conferenza di pace.

Ironico un commento russo alla vicenda riportato dal Corriere della Sera e riferito ai tanti partecipanti all’incontro (oltre trenta nazioni): «Se s’invitano a Ginevra perfino l’Australia o il Messico, la Corea e l’Indonesia, lasciare a casa l’Iran sembra una profanazione».

Non è il primo ostacolo che i costruttori di pace dovranno affrontare: altri sono in vista. Ieri la Cnn ha reso pubblico un documento nel quale si accusa il regime di Assad di aver torturato e fatto uccidere 11 mila detenuti. Un rapporto corredato da foto scioccanti che, secondo gli autori, dovrebbe comportare l’apertura di un’inchiesta per crimini contro l’umanità per Assad. Pubblicato a ridosso della conferenza di Montreux, la vicenda catalizzerà le discussioni, rischiando di bloccare tutto. Una tempistica perfetta.

Le foto potrebbero in effetti essere state scattate nelle carceri siriane ad opera di un disertore, come asseriscono gli autori del documento. Ma potrebbero provenire da altri luoghi: si ricordi ad esempio che era uso dell’intelligence Usa deportare i sospetti terroristi nelle carceri di vari Paesi del Medio Oriente, e non solo, per essere ivi torturati. Una procedura che nel decennio dei neocon è stata usata su larga scala e della quale ancora oggi non si conoscono che alcuni dettagli. È solo una suggestione, ma sulla vicenda siriana abbiamo imparato da tempo che la macchina della disinformazione lavora a un ritmo incessante, pari a quello della macchina bellica. Ed è grazie a questo combinato disposto che il Paese è diventato un mattatoio.