18 Gennaio 2014

Renzi-Berlusconi nella sede del Pd

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Oggi si vedranno. Dopo tante attese e tante polemiche Renzi e Berlusconi si incontrano nella sede del Pd. Anche il luogo è simbolico, dal momento che incontrare il Cavaliere nella sede del partito lo sdogana definitivamente, cosa avversata dalla minoranza del Pd, che ha provato ad alzare un fuoco di sbarramento per evitare il faccia a faccia.

Incontro impossibile fino a qualche mese fa, essendo il Caimano oggetto di odio viscerale di una sinistra affetta dal morbo giustizialista, diventa possibile grazie al fatto che Renzi rappresenta quel mondo cutural-finanziario di destra che ha sempre osteggiato il Cavaliere, contribuendo alla sua distruzione politica e umana. Insomma lui può, altri no.

Così, dopo averlo distrutto, si può trattare con lui: al Cavaliere è chiesto di aiutare Renzi a superare l’ultimo scoglio per giungere a palazzo Chigi. In cambio il mondo che ha scelto Renzi terrà a bada la macchina mediatica, e altro, come fatto finora, garantendo al Caimano una fuoriuscita onorevole dal sistema politico italiano a breve o medio termine. D’altronde da tempo sui giornali non appaiono più articoli contro il leader del centrodestra, prima quotidiani.

Berlusconi sembra aver accettato la prospettiva, l’unica al momento che può percorrere, anche se può ancora riservare sorprese.

Chi ha perso, insieme a Berlusconi, è quella parte del Pd che si è fatta incantare dalle sirene del giustizialismo e ora tenta invano di fermare un processo che, al momento, sembra inarrestabile. Anche perché è iniziato anni fa: un ambito che avrebbe dovuto rappresentare gli interessi dei lavoratori e degli oppressi poco a poco, oltre a cavalcare l’onda del giustizialismo, ha iniziato a prendere il largo sul mare tempestoso della grande finanza, abbandonando la tutela dei lavoratori e degli ultimi per abbracciare ragioni sociali totalmente altre.

«Abbiamo una banca»: è la frase ormai famosa di Piero Fassino. Ora sono le banche che hanno in mano il Pd. Uscire da questo cul de sac è estremamente difficile. E l’attuale attivismo della minoranza somiglia al dimenarsi frenetico del bagnante che sta affogando. Servirebbe un colpo di fantasia. Ma è una caratteristica che gli antagonisti di Renzi all’interno del Pd, al momento, non sembrano possedere.