17 Gennaio 2014

Renzi, attacco al governo

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Continua il bombardamento di Matteo Renzi contro il governo: ieri ha detto esplicitamente che è stato un fallimento. E, ovviamente, Enrico Letta si è adombrato; al termine della giornata i due si sono parlati a lungo e con certa tensione. Tensione che si è riscontrata anche nella sua prima riunione alla Direzione nazionale del Pd, con la minoranza che ha contestato l’atteggiamento autoritario del segretario e gli ha chiesto apertamente di appoggiare il governo.

Cose strane. Come ha spiegato il suo antagonista alle primarie Gianni Cuperlo «non è dato in natura un governo che non abbia un sostegno visibile e convinto del primo partito della coalizione». Ma Matteo non può fare altrimenti: ha fretta di far cadere l’esecutivo, ma non può sfiduciarlo apertamente, pena l’effetto boomerang tra gli elettori. Così deve procedere per vie trasverse: tramite un accordo sulla nuova legge elettorale che imponga nuove elezioni e logorandone la tenuta, anche cavalcando i vari scandali nei quali incappano i suoi ministri (l’ultimo, quello che ha coinvolto Nunzia de Girolamo, ricorda molto lo scandalo beneventano dei coniugi Mastella).

Tutto è ancora aperto e fluido. Due novità: l’attivismo e soprattutto il continuo vaniloquio renziano iniziano a mostrare al Paese la vera natura del reuccio, oggi un po’ meno popolare di ieri; inoltre, la minoranza del Pd inizia a contrastare apertamente l’autoritarismo del segretario. Cose in sé minime per il sindaco di Firenze, forte del risultato delle primarie e del consenso dei poteri forti. Ma alla lunga potrebbero riservargli qualche sorpresa.