9 Gennaio 2014

Gli strani legami del banchiere di Al Qaeda in Turchia (e negli Usa)

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Da alcuni giorni i quotidiani italiani riportano notizie sul braccio di ferro tra i magistrati turchi e Tayyp Erdogan. I primi hanno arrestato diverse persone vicine all’esecutivo e il secondo ha rimosso in tronco circa 250 poliziotti responsabili delle indagini. Sul sito Voltairnet.org un articolo di Thierry Meyssan riporta particolari delle indagini così come divulgate in Turchia, da qui l’interesse per l’articolo. Scrive Meyssan: «Si è appreso che il banchiere di Al Qaeda, Yasin al-Qadi, – che veniva designato come tale e ricercato dagli Stati Uniti dopo gli attentati contro le loro ambasciate in Kenya e Tanzania (1998) – era un amico personale sia dell’ex vicepresidente USA Dick Cheney sia dell’attuale primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan. Scopriamo che questo “terrorista” aveva un tenore di vita sontuoso e viaggiava in un aereo privato facendosi beffe delle sanzioni ONU contro di lui. Così, ha visitato almeno quattro volte Erdogan nel solo 2012, arrivando dal secondo aeroporto di Istanbul, dove, dopo aver scollegato le telecamere di sorveglianza, è stato accolto dal capo delle guardie di sicurezza del primo ministro senza dover passare per la dogana. Secondo la polizia e i magistrati turchi che hanno rivelato queste informazioni e incarcerato i ragazzi di svariati ministri coinvolti nel caso, il 17 dicembre, 2013 – prima di essere spogliati delle indagini o sollevati dal loro incarico dal primo ministro – Yasin al-Qadi e Recep Tayyip Erdogan avevano sviluppato un vasto sistema di distrazione di fondi per finanziare Al Qaeda in Siria».

In un altro articolo sullo stesso tema, apparso sul medesimo sito, si rivela che «nel giugno 2013, Yasin al-Qadi fu vittima di un incidente d’auto a Istanbul, assieme al capo della sicurezza del Primo ministro».

Sono particolari inquietanti. Tasselli di un mosaico impazzito la cui ricomposizione, necessaria per trovare una soluzione alla tragedia siriana, appare ardua.