6 Gennaio 2014

Il New York Times smentisce l'intelligence Usa sulla strage provocata in Siria con armi chimiche

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Il 28 dicembre, il New York Times ha pubblicato un’inchiesta sulla strage di Goutha, quella consumata ad agosto nel teatro di guerra siriano con agenti chimici (forse 1500 vittime). L’articolo riporta uno studio di Theodore A. Postol (professore di scienza, tecnologia e politica di sicurezza nazionale presso il Massachusetts Institute of Technology) e Richard M. Lloyd (analista presso l’appaltatore militare Tesla Laboratories) che secondo il New York Times «potrebbero aiutare a individuare le responsabilità del più letale attacco di guerra chimica degli ultimi decenni, ma hanno anche sollevato domande circa le affermazioni del governo americano sulle posizioni dei punti di lancio e l’intelligence tecnica alla base di esse».

Importante l’osservazione dei due ricercatori riguardo il tipo di armi usate, si tratta di razzi «sparati da lanciarazzi multipli» con «un’autonomia di circa tre chilometri»: questi lanciarazzi multipli, spiega il giornale americano, non sono mai comparsi prima in territorio siriano, quindi non sono in dotazione all’esercito regolare. Allora o sono stati usati delle forze anti-Assad, oppure, è la seconda ipotesi del New York Times, devono appartenere a qualche unità di élite dell’esercito regolare. Un’affermazione quest’ultima che presuppone che esistano unità segrete agli ordini di Damasco delle quali le Agenzie di spionaggio Usa ignorino gli armamenti, cosa alquanto improbabile dato il livello di monitoraggio che tali Agenzie esercitano nel teatro di guerra siriano.

Inoltre i due ricercatori, dopo aver studiato le traiettorie dei lanci e le caratteristiche delle armi, hanno smentito l’affermazione della Casa Bianca, basata su fonti di intelligence, secondo la quale sicuramente i razzi sono stati sparati da una zona controllata dal regime. Così Postol: «È chiaro che se il governo degli Stati Uniti afferma che i lanci osservati provengono dal “cuore” delle zone controllate dal governo siriano, vi è una grave discrepanza tra il significato di questa affermazione, l’intelligence tecnica su cui si basa, e le caratteristiche tecniche di questo armamento». Una smentita soft, ma netta.

Su quella strage ci sono ancora tali e tanti punti oscuri che i dubbi su possibili omissioni e manomissioni attuate a vari livelli per incolpare a tutti i costi della strage il regime di Damasco iniziano a diventare certezza. D’altronde il precedente delle “armi di distruzione di massa” di Saddam insegna.