27 Dicembre 2013

Strage di Natale 34 morti in Iraq

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Per la prima volta il Natale era stato dichiarato festa nazionale in Iraq, giorno di festa per cristiani e musulmani. Ma l’agenzia del terrore ha voluto festeggiare a modo suo, con tre bombe, di cui una, la più devastante, piazzata nel quartiere cristiano di Bagdad è scoppiata davanti a una chiesa. Monsignor Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, nega che la chiesa fosse il vero obiettivo dell’attentato, ma non per questo minimizza l’accaduto. La scontro feroce che contrappone sciiti e sunniti iracheni continua a fare strage. Il New York Times ha rivelato che l’amministrazione Obama ha inviato armi al governo di Al Maliki, e presto invierà dei droni, Ma non saranno queste forniture militari a stroncare il network del terrore che vive e opera nell’oscurità: target indistinto e difficilmente eliminabile tramite bombe.

D’altronde qualcosa gli Stati Uniti devono pur fare: se l’Iraq è precipitato in questo abisso è a causa alla guerra di liberazione nazionale fortemente voluta dal duo George W. Bush e Tony Blair. Una pagina oscura della storia recente, che ancora non accenna a chiudersi.