24 Dicembre 2013

Il presidente iraniano: la bomba atomica è contro l'Islam

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Il Project Sindacate/Asia Society ha rilanciato un intervento di Hassan Rouhani, nel quale il presidente iraniano ribadisce la sua volontà di procedere spedito sulla via della distensione con gli Stati Uniti e l’Occidente. E afferma che l’Iran è pronto a fare la sua parte per porre fine alla tragedia siriana. Ma la parte più significativa dell’intervento appare quella dedicata al programma nucleare del suo Paese, nella quale Rouhani ribadisce la volontà di Teheran di trovare un accordo globale con l’Occidente dopo il primo passo compiuto con i recenti accordi di Ginevra. In particolare, scrive: «Fin dai primi anni ’90, il susseguirsi di previsioni secondo cui l’Iran sarebbe stato prossimo all’acquisizione di una bomba nucleare si è rivelato privo di fondamento. Durante questo periodo, gli allarmisti hanno cercato di dipingere l’Iran come una minaccia per il Medio Oriente e il mondo. Sappiamo tutti chi è il vero agitatore e qual’è lo scopo dell’agitazione di massa. Sappiamo anche che questa affermazione varia in proporzione alla quantità di pressione internazionale per fermare la costruzione di insediamenti e sancire la fine dell’occupazione di terre palestinesi. Questi falsi allarmi continuano nonostante le stime dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti, secondo la quale l’Iran non ha deciso di costruire un’arma nucleare. In effetti, ci siamo impegnati a non intraprendere lo sviluppo e la produzione di un ordigno nucleare. Come enunciato nella fatwa del leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, siamo fermamente convinti che lo sviluppo, la produzione, lo stoccaggio e l’uso di armi nucleari siano contrari alle norme islamiche. Non abbiamo mai nemmeno contemplato la possibilità di acquisire armi nucleari, perché crediamo che esse possano compromettere i nostri interessi di sicurezza nazionale; di conseguenza, queste armi non hanno posto nella dottrina di sicurezza dell’Iran. Anche il solo sospetto che l’Iran possa sviluppare armi nucleari è dannoso per la nostra sicurezza e per l’interesse nazionale complessivo».

Intervento a tratti allarmato, quello di Rouhani, come quando accenna alle armi chimiche usate nel conflitto siriano, spiegando che «l’uso recente di armi chimiche in Siria potrebbe tormentare i popoli della regione per anni»: prospettiva non priva di fondamento, dal momento che risulta provato che i miliziani che stanno insanguinando la Siria possiedono questo tipo di armi.

Ma al di là dei possibili pericoli futuri, questo intervento, pubblicato sulla Stampa del 24 dicembre, rappresenta un ulteriore, significativo passo in direzione della distensione internazionale. Se infatti l’accenno a Israele appare un po’ forzato – da notare che recentemente il presidente israeliano Shimon Peres si è detto pronto a incontrare il suo omologo iraniano – l’intervento di Rouhani risulta un gradito regalo di Natale. Al mondo intero.

Una nota a margine merita la sottile ironia con la quale Rouhani accenna alle polemiche sul nucleare iraniano: in effetti è dagli anni ’90 che, con insistenza, i media rilanciano improbabili documenti di intelligence che avrebbero documentato con certezza come l’Iran fosse ormai prossimo alla costruzione della bomba atomica. Venti anni di allarmi, ma ancora della fantomatica bomba non se ne ha traccia…