18 Dicembre 2013

Gas e 15 mliardi Putin si "compra" l'Ucraina

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La querelle ucraina si arricchisce: il presidente Viktor Yanukovich ha sottoscritto una serie di accordi bilaterali con Mosca ottenendo 15 miliardi di finanziamento e lo sconto di un terzo per il gas importato dalla Russia. Un buon affare per un Paese sull’orlo della bancarotta. L’opposizione, e alcuni dirigenti della Ue, paventavano che nell’incontro si sarebbe concretizzata anche l’unione doganale con Mosca, agognata da Putin e criticata dalle opposizioni ucraine che temono un ritorno ai vecchi vincoli sovietici, ma pare che della cosa non si sia neanche parlato.

In ogni caso l’accordo ha fatto infuriare la Ue, smaniosa di aggiungere un nuovo partner al suo club esclusivo. Il problema è che l’eventuale adesione dell’Ucraina dovrebbe essere a costo zero, cioè senza dare nulla in cambio se non i vantaggi indiretti derivanti dall’unione (vantaggi reciproci, ovviamente, dal momento che alle aziende europee, in particolare tedesche, si aprirebbero nuovi mercati). Una prospettiva miope, dal momento che tali vantaggi non compenserebbero affatto le perdite che a Kiev sarebbero causate dalla rescissione dei rapporti economici con Mosca. Così se Putin finora ha avuto la meglio in questo braccio di ferro è perché, pur essendo molto meno ricco dei suoi competitori europei, ha messo mano al portafoglio e ha offerto alla controparte un sostegno reale all’economia. Cosa che non sa fare la Ue, che a stento, e dopo infinite discussioni, è riuscita a trovare un modo per non far precipitare la crisi economica greca, Paese il cui Pil è paragonabile a quello di una cittadina italiana. Ma la prova di forza non è affatto finita: le opposizioni sono intenzionate a dare battaglia e chiedono elezioni. Dal canto suo anche Putin si è premunito, spiegando che gli accordi sottoscritti sono momentanei: se qualcosa dovesse cambiare nel quadro politico ucraino è pronto a riprendersi il dovuto. La querelle continua.