17 Dicembre 2013

Impressioni da Roma (trittico)

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Roma e i suoi colli (Foto Massimo Quattrucci, testo Fabio Pierangeli)

 

Ancora a proposito di Roma come paesaggio caro da sempre, come questa veduta verso l’alto dei colli, nello specchio pacificante della lontananza, ricordo sempre un poemetto in prosa di Eugenio MontaleDov’era il tennis, nella raccolta La Bufera e altro. Il tema è identico a quello delle Immagini di Roma precedenti: lo struggimento, la nostalgia nel ripensare al passato, all’infanzia, a incontri fatti, si concretizza (Montale parlava di correlativo oggettivo) in un paesaggio, magari minuscolo. Si capisce che li può esserci il senso di tutto, del proprio destino, eppure il senso sfugge. Ma quanto al resto? 

E cresce la vertigine e la gratitudine per le parole riportate la scorsa settimana. Ecco Montale: il campo da tennis è la madaleine, il faro, il biscotto di Anzio, la nubecola di vapore:

“Dov’era una volta il tennis, nel piccolo rettangolo difeso dalla massicciata su cui dominano i pini selvatici, cresce ora la gramigna e raspano i conigli nelle ore di libera uscita. Qui vennero un giorno a giocare due sorelle, due bianche farfalle, nelle prime ore del pomeriggio. Verso levante la vista è ancora libera e le umide rocce del Corone maturano sempre l’uva forte per lo sciacchetrà. E’ curioso pensare che ognuno di noi ha un paese come questo e, sia pur diversissimo, che dovrà restare il suo paesaggio immutabile, è curioso che l’ordine fisico sia così lento a filtrare e in noi e poi così impossibile a scancellarsi. Ma quanto al resto? – A conti fatti, chiedersi il come e il perché della partita interrotta è come chiederselo della nubecola di vapore che esce dal cargo arrembato, laggiù sulla linea della Palmaria. Fra poco s’accenderanno nel golfo le prime lampare.

Intorno, a distesa d’occhio, l’iniquità degli oggetti persiste intangibile”.

14 Dicembre
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