16 Dicembre 2013

Il rottamatore adesso cerca l'unità Persino D'Alema elogia il suo discorso

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Discorso quasi di sinistra per Matteo Renzi nel giorno della sua incoronazione a segretario del Pd, come d’altronde ovvio essendo rivolto al suo partito. Raccoglie l’entusiasmo dei suoi ragazzi e anche una timida apertura di Massimo D’Alema, suo storico avversario. Parla di un accordo con Letta che duri fino al 2015 ed è questa la vera novità: se prima sembrava inevitabile che la sua ascesa coincidesse con la caduta del governo ora lo è un po’ meno. Forse a suggerire un approccio più soft è l’iper attivismo di Berlusconi, niente affatto defunto. Una sfida ravvicinata tra i due quasi sicuramente darebbe la vittoria a Renzi, ma farebbe tornare in sella il Cavaliere. Un’eventualità che forse consiglia prudenza al sindaco di Firenze. Allo stesso tempo il nuovo segretario del Pd deve consolidare la sua vittoria prima di partire per nuove avventure; e pare che ci stia riuscendo, incassando l’assenso di Cuperlo a diventare presidente del partito.

Infine, Renzi deve far fronte all’offensiva di Grillo, convincere gli elettori che è lui a rappresentare il nuovo che avanza e non il M5S. Per questo incalza l’ex comico, sfidandolo a sostenere le riforme (e guadagnandosi le usuali invettive dell’interlocutore, sorta di marchio di fabbrica). Una disfida da tempo latente, che ora diventa manifesta: sarà una guerra duratura tra i due, dal momento che si contendono lo stesso campo. Ma il dibattito tra i due non alimenta tensioni ulteriori, semmai  dà l’idea di un teatrino, nei quali ognuno deve impressionare più dell’altro il pubblico conteso. Non un duello rusticano, insomma, ma una competizione tra solisti.

Insomma, se è presto per dire che qualcosa nello scenario politico italiano è cambiato rispetto ad alcuni giorni fa, certo le nuove responsabilità costringono Renzi a una maggiore prudenza. Da oggi i suoi passi falsi avranno un peso diverso rispetto al passato. Non si può che guardare positivamente l’attutimento della tensione, sempre che duri, perché di questo ha bisogno il Paese per uscire dalle strettoie attuali.

Va in questa direzione anche il fiorire di un dissenso all’interno dei Forconi: alcuni dei leader della protesta hanno dichiarato la loro indisponibilità alla marcia su Roma annunciata da tal Danilo Calvani (l’uomo della Jaguar che sogna i militari a presidio della pubblica strada), in particolare per paura che la manifestazione finisca strumentalizzata dalle estreme (i più attivi finora sono stati i militanti di Casa Pound e Forza Nuova). La manifestazione a Piazza del Popolo si terrà egualmente, ma, date le defezioni, dovrebbe avere una carica eversiva meno accentuata. Almeno si spera.