14 Dicembre 2013

Quella stretta di mano tra Obama e Castro

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«Anche se il Dipartimento di Stato lo nega, è possibile che la stretta di mano tra Obama  e Raul Castro non sia puramente causale». Spiega Sergio Romano sul Corriere della Sera dell’11 dicembre commentando quel gesto sorprendente avvenuto ai funerali di Nelson Mandela. Per l’ex ambasciatore a Washington, «è difficile immaginare che vi sarebbe stato un faccia a faccia se Washington avesse fatto sapere ai sudafricani che certi incontri andavano evitati […] la stretta di mano con il leader cubano potrebbe quindi avere il senso e l’importanza della conversazione telefonica che Obama ha avuto nello scorso settembre con Hassan Rouhani, da poco eletto alla presidenza dell’Iran».

Se quel gesto prelude a una fase di distensione Usa-Cuba, Romano prevede che questi sarebbero «meno complicati» di quelli intrapresi con l’Iran, perché la conflittualità tra i due Stati si è abbassata dopo i segnali di apertura di Cuba e l’attutimento delle sanzioni da parte Usa; perché Obama è al secondo mandato, quindi più libero; e soprattutto perché «la lobby cubana della Florida sembra essere meno contraria a una progressiva liberalizzazione dei rapporti con il regime castrista».

Il gesto di Obama ha suscitato reazioni in patria, ma questo sta nell’ordine delle cose. Difficile superare anni di diffidenze e di freni ideologici (l’anticomunismo ha aspetti ideologici uguali e contrari all’ideologia cui si contrappone).

Titolo dell’articolo: Quella stretta di mano tra «nemici» l’ultimo miracolo per la pace.

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