14 Dicembre 2013

Cuperlo accetta l'offerta di Renzi sarà il presidente del Pd sì di Bersani, D'Alema contrario

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Con una giravolta, dettata anche dall’insistenza dei giovani turchi di Matteo Orfini, Gianni Cuperlo accetta le avances di Renzi e diventa presidente del Pd al posto della Bindi. Accadrà domani, quando Renzi sarà acclamato segretario del partito. Dopo la vittoria alle primarie, il sindaco di Firenze inanella altri due successi: questo, appunto, che gli permette di coagulare attorno a sé anche l’area della dissidenza, e l’appoggio di Landini, che guida il sindacato più influente d’Italia, i metalmeccanici (magari anche lui vuol far carriera e prendere il posto della Camusso alla Cgil). Si rafforza ulteriormente, quindi, Renzi e annuncia che per il partito sarà «una rivoluzione quotidiana», frase del suo repertorio rottamatorio.

L’unico che rimane fuori dal suo polo di attrazione, al momento, è Massimo D’Alema, al quale è stato interdetta anche la candidatura alle elezioni europee, cosa che in genere non si nega a nessuno. L’ex leader del Pds incassa con fastidio, annunciando che non sarà certo il suo avversario a decidere cosa farà lui, ma intanto da oggi è un po’ più solo. Rottamato.

Nel gioco del potere del partito di maggioranza si segnala la mossa di Enrico Letta, che per decreto cancella il finanziamento pubblico ai partiti. Un’iniziativa in linea con gli slogan renziani, ma che è stata decisa a prescindere dall’interlocutore-avversario di partito, un modo per rimarcare una sua autonomia, indispensabile se vuole sopravvivere nel confronto che si annuncia con il reuccio di Firenze.

Al di delle vicende che riguardano il Pd, il decreto chiude anni di querelle (anche se il mondo politico si interroga su come aggirare il decreto). Criticato da populisti diversi come emblema dei mali della politica, il finanziamento pubblico ai partiti non incide che per un’infinitesima parte sul bilancio dello Stato e permetteva alla politica una sua autonomia. Ora i partiti dovranno reperire fondi da privati, aumentando ancora di più la sudditanza della politica alle imprese e al mondo finanziario. D’altronde i troppi scandali legati a questo sistema ne rendevano necessaria la riforma. Ma chi si illude che il sostentamento da parte di privati non darà vita a intrecci ancora più oscuri andrà incontro a delusioni.