13 Dicembre 2013

Papa: messaggio per la giornata mondiale per la pace

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Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo

In occasione della giornata mondiale della pace, il 12 dicembre, Papa Francesco ha reso pubblico un messaggio nel quale ha denunciato «il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli». Affermando che oggi alle «guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese».

La globalizzazione, continua il documento, ha unito il mondo, ma non ha reso prossimi gli uomini l’uno all’altro, così che si constata al contrario «una globalizzazione dell’indifferenza»; gli uomini sono ormai «abituati» alla miseria degli altri e non si avvedono più delle situazioni di «sperequazione, di povertà e di ingiustizia». Una società, quella odierna, basata sull’egoismo, che non riguarda solo il singolo, ma si sviluppa anche «socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose».

Paradigma di questo individualismo egoistico, incapace di relazione con l’altro, di prendersi cura dell’altro, è la vicenda di Caino e Abele. Si legge: «Caino, non accettando la predilezione di Dio per Abele, che gli offriva il meglio del suo gregge – “il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta” (Gen 4,4-5) – uccide per invidia Abele. In questo modo rifiuta di riconoscersi fratello, di relazionarsi positivamente con lui, di vivere davanti a Dio, assumendo le proprie responsabilità di cura e di protezione dell’altro. Alla domanda “Dov’è tuo fratello?”, con la quale Dio interpella Caino, chiedendogli conto del suo operato, egli risponde: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?” (Gen 4,9). Poi, ci dice la Genesi, “Caino si allontanò dal Signore” (4,16)». Una parabola che fa luce sull’invidia che muove all’omicidio e sulla «possibilità drammatica» del «tradimento» del progetto buono di Dio per ogni uomo.

A questa drammatica situazione Dio risponde inviando il proprio Figlio, Gesù: «Egli è l’Alleanza stessa, lo spazio personale della riconciliazione dell’uomo con Dio e dei fratelli tra loro. Nella morte in croce di Gesù c’è anche il superamento della separazione tra popoli, tra il popolo dell’Alleanza e il popolo dei Gentili, privo di speranza perché fino a quel momento rimasto estraneo ai patti della Promessa».

Così che attraverso Gesù non è data solo la riconciliazione dell’uomo con il progetto di Dio, ma anche una via di riconciliazione tra i popoli e le Nazioni. Una riconciliazione, quella in Gesù, che fonda una umanità nuova, una «fraternità» nuova che può «sconfiggere la povertà», può dar vita a un’economia non più segnata dalla «ricerca avida di beni materiali», che «spegne la guerra» e «aiuta a custodire e a coltivare la natura». 

Questo momento tragico, contrassegnato dalle gravi crisi finanziaria, spiega ancora il documento, può anche essere visto come un’occasione. Un’occasione per riscoprire questa fraternità nuova, nonché «occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza […] necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana».

Il documento accenna ai vari modi per promuovere la fraternità. L’ultimo raccomandato è invero bello e di prospettiva, quando indica a modello il «distacco di chi sceglie di vivere stili di vita sobri ed essenziali, di chi, condividendo le proprie ricchezze, riesce così a sperimentare la comunione fraterna con gli altri. Ciò è fondamentale per seguire Gesù Cristo ed essere veramente cristiani. È il caso non solo delle persone consacrate che professano voto di povertà, ma anche di tante famiglie e tanti cittadini responsabili, che credono fermamente che sia la relazione fraterna con il prossimo a costituire il bene più prezioso».

«La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l’amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità», conclude il documento. E spiega: «Cristo abbraccia tutto l’uomo e vuole che nessuno si perda. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Gv 3,17). Lo fa senza opprimere, senza costringere nessuno ad aprirgli le porte del suo cuore e della sua mente. “Chi fra voi è il più grande diventi come il più piccolo e chi governa diventi come quello che serve” […] Ogni attività deve essere, allora, contrassegnata da un atteggiamento di servizio alle persone, specialmente quelle più lontane e sconosciute».