30 Novembre 2013

"Truffa da 40 milioni", Bossi verso il processo

Tempo di lettura: 2 minuti

Si è conclusa l’indagine sull’ipotesi di truffa da parte dei dirigenti della Lega e Umberto Bossi e due dei suoi figli, e altre figure secondarie del partito, sono stati formalmente incriminati per truffa. Sarebbero circa 40 milioni di spese non regolari che i tre sono chiamati a giustificare, soldi dello Stato usati a fini personali. Il senatur mormora sulla coincidenza tra la chiusura indagini e la sfida per la segreteria per la Lega. In effetti la tempistica non aiuta di certo l’ex leader del partito del Nord che aveva deciso, dopo tanti tentennamenti, di provare a riprendersi il suo partito sfidando la nuova dirigenza. Forse non avrebbe vinto lo stesso Bossi, ma un buon risultato alle primarie avrebbe potuto consentirgli lo strappo finale e la fondazione di nuovo partito, cosa pericolosissima per i suoi avversari dato il suo fiuto politico (per venti anni con la sua manciata di voti è stato un fattore determinante del gioco politico italiano). Le cose si complicano, quindi, per il senatur, chiamato a correre con un handicap notevole. Tra l’altro, negli stessi giorni, un’altra inchiesta sta mettendo a dura prova uno degli uomini più vicini a Bossi, il presidente della Regione Piemonte Umberto Cota, chiamato anche lui a giustificare l’impiego di soldi pubblici per fini privati.

Altra tempistica forse casuale, ma certo di notevole valore simbolico, è la coincidenza delle nuove disgrazie giudiziarie di Bossi con la fuoriuscita del Cavaliere dal Parlamento italiano. I due sono stati alleati per lungo tempo, nonostante i tanti dissidi. Simul stabunt simul cadent. Insomma, sta avvenendo, al di là delle intenzioni dei singoli magistrati, un ricambio politico per procura. Era accaduto nel ’94, si ripete oggi. Nel ’94 non portò fortuna al Paese, difficile che accada adesso.

Il problema è che, al di là di altre e più importanti considerazioni, quando il ricambio di una classe dirigente non avviene dal basso, il nuovo che avanza accede alla stanza dei bottoni senza godere di un qualche radicamento popolare. Si ritrova da un momento all’altro a galleggiare in alto, per esclusione altrui, affidandosi alla propaganda e soprattutto alle simpatie del momento di questo o quel potere forte, siano i media o i grandi gruppi finanziari-culturali. Ai quali, ovviamente, si trovano incapaci di opporre validi contrasti. Non è un bene per la politica, ma neanche per l’economia del Paese, come si può notare in questi tempi cupi.