28 Novembre 2013

Fogazzaro, i non credenti e i frutti della Vigna del Signore

Tempo di lettura: 2 minuti

«Bisogna che ciascuno e specialmente chi ha la missione di educare, lavori a propagare nel proprio ambiente, presso i credenti, l’idea che la fede è necessaria, ma che l’essenziale è di viverla: presso i non credenti l’idea che si prepara nel seno del cattolicesimo un movimento intellettuale impossibile ad arrestare, per il quale andrà travolto tutto che più li offende, restando sempre in Cristo, la Via, la Verità, la Vita, e restando i misteri necessari invincibili. Altro per ora non si può fare e questo bisogna farlo senza ribellioni alla Chiesa e alle sue leggi. Così poco a poco si creerà nel seno della Chiesa quella opinione che diventando universale e sovrana ne trasformerà giusta i nostri desideri l’elemento umano e mutabile. Lungo e oscuro lavoro, del quale molti lavoratori non vedranno alcun frutto, ma che ne darà un giorno di grandi e mirabili». Sono parole di Antonio Fogazzaro, tratte da una lettera indirizzata a un’educatrice cattolica, Gilda Rossi, mentre lo scrittore attraversava la tempesta modernista durante la quale i suoi scritti furono duramente contestati dalla Chiesa, dalla quale, però, accettò umilmente la correzione. 

Lo scritto è inedito ed è stato pubblicato sull’Avvenire del 28 novembre, in un articolo dal titolo Santo, ma nella Chiesa.

Nota a margine. Questa missiva suscita tanti ricordi personali, in particolare quella valorizzazione di alcuni sacerdoti accusati di modernismo fatta da Giulio Andreotti sulla rivista 30giorni insieme a don Giacomo Tantardini, che di quel giornale era l’anima e il cuore anche se non appariva. E che avrebbero sorriso alla lettura di questo inedito, in particolare a quell’accenno ai non credenti e ai tanti lavoratori della Vigna del Signore che non hanno potuto vedere i frutti «grandi e mirabili» del loro lavoro. Tra questi, loro due. Ma i disegni del Signore sono sempre altri e sempre più belli di quanto l’uomo possa immaginare.